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Il ruolo del poeta e la funzione della poesia
Il poeta ha avuto un ruolo diverso nelle diverse società: nella società greca, almeno in quella più antica, e in parte anche nell'Alto Medioevo, la poesia nasceva spesso come poesia popolare, espressione di valori e sentimenti di un intero gruppo sodale.
Nella società romana, ma anche in quella rinascimentale, il poeta era spesso una figura pubblica, legata al potere politico,. così ad esempio, a Roma, Virgilio fu il poeta di Ottaviano Augusto, il futuro imperatore, e, nel Rinascimento, Ariosto fu il poeta di corte della potente famiglia degli Este di Ferrara.
Oggi noi siamo abituati ad una figura più «privata» di poeta: il poeta scrive autonomamente i suoi testi; che poi possono essere pubblicati ed avere una maggiore o minore diffusione. Solo in civiltà diverse dalla nostra (ad esempio in alcuni paesi africani) permane la poesia come fatto popolare ed orale, ma anche in questi casi; comunque, a questo tipo di poesia se ne affianca una d'altro tipo, opera individuale del singolo poeta. "
Al di là del ruolo sociale del poeta, è comunque interessante il modo in cui il poeta stesso percepisce, e canta, la funzione della poesia: per gli antichi Greci e Latini: ad esempio, la poesia ciòche dava fama, che onorava l'eroe o l'uomo di valore e ne rendeva eterna la memoria.
Non a caso un poeta latino, Quinto Orazio FIacco, vissuto nel I secolo A.C., diceva, parlando della sua poesia: «Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo», capace cioè di sfidare i secoli.
Questa concezione della poesia come mezzo, eccezionalmente privilegiato, di rendere eterno il ricordo dell'uomo e dargli: in certo modo, l'immortalità, è ancora viva all'inizio dell'Ottocento,. ma la crisi di valori e di idee sulla letteratura della fine dell'Ottocento e poi quella del primo Novecento sconvolge la tradizionale concezione della poesia, in cui il poeta contemporaneo esprime non più le sue certezze, ma invece proprio i suoi dubbi: la sua faticosa ricerca di una verità che sembra sempre sfuggire.
Perché tu possa avere un'Idea di come alcuni poeti abbiano vissuto il loro «far poesia» e ne abbiano considerato la funzione, ti indichiamo qui quattro testi.. il primo è I Sepolcri di Ugo Foscolo, scritto nel 1806, il secondo è una lirica del poeta francese Charles Baudelaire, del 1868, il terzo è una lirica di Eugenio Montale, pubblicata nel 1925,. l'ultimo, infine, è una lirica di Umberto Saba, del 1947.
Nella società romana, ma anche in quella rinascimentale, il poeta era spesso una figura pubblica, legata al potere politico,. così ad esempio, a Roma, Virgilio fu il poeta di Ottaviano Augusto, il futuro imperatore, e, nel Rinascimento, Ariosto fu il poeta di corte della potente famiglia degli Este di Ferrara.
Oggi noi siamo abituati ad una figura più «privata» di poeta: il poeta scrive autonomamente i suoi testi; che poi possono essere pubblicati ed avere una maggiore o minore diffusione. Solo in civiltà diverse dalla nostra (ad esempio in alcuni paesi africani) permane la poesia come fatto popolare ed orale, ma anche in questi casi; comunque, a questo tipo di poesia se ne affianca una d'altro tipo, opera individuale del singolo poeta. "
Al di là del ruolo sociale del poeta, è comunque interessante il modo in cui il poeta stesso percepisce, e canta, la funzione della poesia: per gli antichi Greci e Latini: ad esempio, la poesia ciòche dava fama, che onorava l'eroe o l'uomo di valore e ne rendeva eterna la memoria.
Non a caso un poeta latino, Quinto Orazio FIacco, vissuto nel I secolo A.C., diceva, parlando della sua poesia: «Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo», capace cioè di sfidare i secoli.
Questa concezione della poesia come mezzo, eccezionalmente privilegiato, di rendere eterno il ricordo dell'uomo e dargli: in certo modo, l'immortalità, è ancora viva all'inizio dell'Ottocento,. ma la crisi di valori e di idee sulla letteratura della fine dell'Ottocento e poi quella del primo Novecento sconvolge la tradizionale concezione della poesia, in cui il poeta contemporaneo esprime non più le sue certezze, ma invece proprio i suoi dubbi: la sua faticosa ricerca di una verità che sembra sempre sfuggire.
Perché tu possa avere un'Idea di come alcuni poeti abbiano vissuto il loro «far poesia» e ne abbiano considerato la funzione, ti indichiamo qui quattro testi.. il primo è I Sepolcri di Ugo Foscolo, scritto nel 1806, il secondo è una lirica del poeta francese Charles Baudelaire, del 1868, il terzo è una lirica di Eugenio Montale, pubblicata nel 1925,. l'ultimo, infine, è una lirica di Umberto Saba, del 1947.
