Tradizioni di Carnevale
Il polentone di Ponti
« A Casterneuv, in quater mangien un oeuv:
s'uss n'avanza ancu na ciapa,
i la van a vend in piasa ».
« A Castelnuovo,
in quattro mangiano un uovo:
se un pezzetto avanza ancor,
te lo vanno a vender fuor ».
Alcune località della provincia di Alessandria con schietto spirito di campanile, si tacciano a vicenda di avarizia, servendosi di strofette mordaci.
Questa fama è però smentita da usanze generose, che non si accordano con la musa popolare.
A marzo, in parecchie località della provincia, si fanno grosse polente, che vengono distribuite gratuitamente al pubblico con formaggio grattugiato e barbera.
A Ponti, località dell' Acquese, nella penultima domenica di carnevale, questa generosità diventa prodigalità, per tutti, cittadini e forestieri.
Attorno ad un gigantesco paiolo e ad altrettante gigantesche padelle si affannano decine di cuochi e di inservienti, intenti a cuocere una enorme polenta, a cucinare una frittata di ben seicento uova e una sessantina di merluzzi con due quintali di cipolle. Tutti, cittadini e forestieri, sono invitati al pantagruelico banchetto, che è rallegrato da abbondanti bevute dello squisitissimo vino locale.
Questa usanza risale a ben tre secoli fa. In quel tempo, alcuni calderai calabresi, non avendo trovato lavoro, si erano rivolti al signore del luogo per avere aiuto.
Questi,! il marchese del Carretto, ordinò che venisse cotta per loro della polenta e che venisse servita con uova, merluzzo e cipolle.
Saputa la cosa, i calderai in un batti baleno costruirono un enorme paiolo adatto alla bisogna e ripararono tutte le pentole ed i recipienti della cucina del castello.
Da allora un identico banchetto viene offerto ogni anno dagli abitanti di Ponti a tutti quelli che si, trovano in tale località.
