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Memorie di Carlo Goldoni
Carlo Goldoni diventa autore comico

Stavo per fargli i miei complimenti, quando il signor Darbes si atteggia in una posa talmente comica che mi costringe a ridere e m'impedisce di continuare: Non per vanagloria ho messo in mostra tutti i vantaggi di cui godo nella mia professione: sono un commediante, mi presento ad un autore, e ho bisogno di lui... Avete bisogno di me? Si, signore, vengo a chiedervi una commedia; ho promesso ai miei compagni una commedia di Goldoni e voglio mantenere la parola data. Proprio lo volete? intervenni sorridendo.
Si, vi conosco per fama, e so che siete cortese quanto bravo: non mi opporrete un rifiuto. Sono molto occupato; proprio non posso. Rispetto le vostre occupazioni: scriverete la commedia con vostro comodo, quando potrete. Cosi chiacchierando, afferra una presa di tabacco, e intanto fa scivolare nella mia tabacchiera alcuni ducati d'oro, la rinchiude e la getta sul tavolo con uno di quei lazzi che si danno l'aria di voler nascondere ciò che invece si desidera vivamente di far vedere.
Apro la scatola, e non voglio prestarmi allo scherzo:  Di grazia, di grazia - egli protesta, - non ve ne abbiate a male, è solo un acconto sulla spesa per la carta. Tento di testituirgli il denaro; ma egli si alza, mettendosi ancora in posa e facendo riverenze, poi si ritrae rinculando, infila la porta e se ne va. Che dovevo fare in tale circostanza? presi quello che mi pareva il miglior partito: scrissi a Darbes che poteva contare sulla mia commedia.

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