In un importantissimo documento, l'enciclica Laborem exercens (1981), Giovanni Paolo II difende il principio del diritto al lavoro per tutti, la dignità e la moralità del lavoro.
Su quest'ultimo aspetto è scritto nell'enciclica: «Il lavoro è un bene dell'uomo, è un bene della sua umanità, perché, mediante il lavoro, l'uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, diventa più uomo.
Senza questa considerazione, non si può comprendere il significato della virtù della laboriosità, più particolarmente non si può comprendere perché la laboriosità dovrebbe essere una virtù: infatti, la virtù, come attitudine morale, è ciò per cui l'uomo diventa buono in quanto uomo
Il lavoro è, in certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, poiché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l'uomo acquista mediante il lavoro.
Lavoro e laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia, proprio per la ragione per cui ognuno 'diventa uomo', fra l'altro, mediante il lavoro, e quel diventare uomo esprime appunto lo scopo principale di tutto il processo educativo.
Evidentemente qui entrano in gioco, in un certo senso, due aspetti del lavoro: quello che consente la vita ed il mantenimento della famiglia, e quello mediante il quale si realizzano gli scopi della famiglia stessa, soprattutto l'educazione.
Ciononostante, questi due aspetti del lavoro sono uniti tra loro e si completano in vari punti.
Nell'insieme, si deve ricordare ed affermare che la famiglia costituisce uno dei più importanti termini di riferimento, secondo i quali deve essere formato l'ordine sociale del lavoro umano.
La dottrina della Chiesa ha sempre dedicato una speciale attenzione a questo problema. Infatti, la famiglia è, al tempo stesso, una comunità resa possibile dal lavoro e la prima interna scuola di lavoro per ogni uomo.
Il terzo cerchio di valori che emerge nella presente prospettiva, nella prospettiva del soggetto del lavoro, riguarda quella grande società, alla quale l'uomo appartiene in base a particolari
legami culturali e storici.
Tale società, anche quando non ha assunto ancora la forma matura di una nazione, è non soltanto la grande 'educatrice' di ogni uomo, benché indiretta, (perché ognuno assume nella famiglia i contenuti e i valori che compongono, nel suo insieme, la cultura di una data nazione), ma è anche una grande incarnazione storica e sociale del lavoro di tutte le generazioni.
Tutto questo fa sì che l'uomo unisca la sua più profonda identità umana con l'appartenenza alla nazione, ed intenda il suo lavoro anche come incremento del bene
comune elaborato insieme con i suoi concittadini, rendendosi così conto che, per questa via, il lavoro serve a moltiplicare il patrimonio di tutta la famiglia umana,
di tutti gli uomini viventi nel mondo».
