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Da alcuni anni l'Europa comunitaria è terra d'immigrazione per molti lavoratori provenienti
dall' Africa, dall Asia, dall' America Latina e dai Paesi dell'Europa orientale e dell'ex URSS
Secondo stime ufficiali, all'inizio degli anni Novanta, nei territori della CEE, erano presenti 13 milioni di stranieri.
Il numero reale, però è molto maggiore e viene crescendo di giorno in giorno.
Non pochi sono quelli che sono presenti senza regolarizzare la loro posizione.
Le difficoltà d'inserimento sono diffuse e gravi. Esse derivano dalle disposizioni di legge dei singoli Stati e dalle politiche seguite dalla Comunità Europea.
Questo, però, non scoraggia gli extracomunitari dal cercare di trovare una qualche via per lavorare e vivere in Europa.
I lavori che essi affrontano, in genere, sono quelli considerati più umili o più sgradevoli dai nostri lavoratori. Si tratta delle pulizie nelle porcilaie e in altri luoghi di allevamento di animali, di assistenza nelle famiglie, di raccolta di patate, pomodori, frutta. In genere, ai lavoratori stranieri si offrono scarse e durissime condizioni di vita. Ma quello che pesa di più è che su di loro si scarica, spesso ingiustamente, disumanamente, ferocemente, l'odio razzista.
Anziché considerare che essi sono nostri fratelli, solo più poveri e più sfortunati di noi,
li emarginiamo con i nostri pregiudizi
Nel corso del 1992, in varie regioni d'Europa, gli extracomunitari sono stati vittime di attacchi folli di xenofobia (=odio per lo straniero).
La giusta prospettiva, che invece ci dobbiamo dare, è di vivere insieme in una società multiculturale, multirazziale, pluralista.

 

 

 

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