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Racconto di Konrad Lorenz

Chi non conosce gli animali, non sa che essi possono provare sentimenti
che si considerano propri soltanto degli esseri umani.
L'istinto materno, desiderio di avere ed allevare dei figli, ad esempio, è profondamente radicato nelle femmine di moltissimi animali.
E questo il caso di Maxi, una scimmia, che, essendo rimasta "una vecchia zitella", non aveva avuto dei piccoli, evidentemente, ne sentiva enormemente la mancanza.

 


E così, ogni volta che la gatta Pussy aveva dei micini, Maxi con vari espedienti riusciva a «sequestrame» uno, eludendo la guardia della madre «legittima», e se lo portava in cima ad un albero per poterlo tenere tra le braccia e dedicargli premure
degne della più affettuosa delle mamme.



















Racconto di Konrad Lorenz


Una scimmia con la vocazione di mamma










Ancora più tesi erano i rapporti di Maxi con i gatti, e soprattutto con la  nostra Pussy, madre di innumerevoli gattini. Dovete sapere che Maxi era una vecchia zitella: benché per ben due volte io le avessi comprato un marito, non mi era riuscito di farla sposare felicemente, perché uno era diventato cieco,  il secondo era caduto vittima di un incidente. Così Maxi era rimasta senza figli e al pari di molte donne senza figli invidiava la prole alle madri felici.
Ora, duevolte all'anno, Pussy regolarmente diveniva Una di queste madri felici;
e Maxi dimostrava per i gattini un interesse così appassionato come lo nutriva per i miei bambini la sorella nubile di mia madre; ma, mentre mia moglie non aveva alcuni
obiezione ad affidare i nostri figli alla buona zia Edvige, e anzi lo faceva spesso
con grande gratitudine, Pussy la pensava diversamente: trattava la scimmietta
con estrema diffidenza, e questa doveva usare la massima prudenza se voleva
prendersi un gattino per «baciarlo e stringerlo al seno».
Eppure ci riusciva sempre: per quanto la gatta nascondesse e sorvegliasse i suoi piccoli, Maxi riusciva a trovar la tana e requisiva un gattino, tenendolo poi, come fanno  madri maki, premuto contro il ventre con uno degli arti posteriori, mentre con gli altri tre poteva sempre correre e arrampicarsi più velocemente della gatti anche se questa la coglieva in flagrante!.
Allora si scatenava un folle inseguimento su per un albero, e andava sempre a finire che il lemure si insediava comodamente in alto in alto, tra i rami più sottili, dove la gatta non avrebbe potuto raggiungerlo, e dove celebrava una vera orgia di materne premure), quanto pareva, ciò che interessava maggiormente Maxi erano i movimenti ,
istintuali connessi con la pulizia: pettinava con molta cura il pelo del gattino, che
mostrava di gradire assai questo trattamento, e attendeva con particolare
sollecitudine alla pulizia di quelle parti che in tutti i lattanti ne hanno particolare
bisogno. Naturalmente noi cercavamo di togliere il gattino al lemure il più presto
possibile, temendo che potesse cader giù, cosa che invece non accadde mai.

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