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Quando ero giovane conobbi un mendicante che portava un sacco di tela e due canne di bambù.
Nel sacco teneva nove rospi; nei tubi, più di un migliaio di formiche, rosse e bianche.
Egli entrava in un negozio, esibiva i suoi «numeri», poi chiedeva tre monetine di rame e se ne andava.
Uno di quei «numeri» s'intitolava «Il Rospo maestro di scuola». Il medicante poneva sul banco una seggiolina, e subito un grosso rospo saltava fuori dal sacco e andava a sedervisi.
Uscivano poi otto rospi più piccoli e si disponevano in cerchio attorno alla seggiolina. «Fai la tua lezione!» ordinava il mendicante. E subito il grosso rospo si metteva a gracidare: «Ghe-ghek!»
E la classe ripeteva all'unisono: «Ghe- ghek!» Dopodiché non si sentiva altro che «ghe- ghek! ghe-ghek!» finché alla gente cominciavano a fischiare gli orecchi.
Allora il mendicante gridava: «Basta!» E subito si faceva silenzio.
Un altro numero aveva per titolo: «Formiche in formazione da battaglia». Il mendicante aveva due bandiere, una rossa e una bianca, ciascuna lunga una trentina di centimetri.
Egli vuotava sul banco le canne di bambù e le formiche rosse e le bianche si mettevano a correre per tutto il ripiano finché il mendicante non agitava la bandierina rossa. «Formate i ranghi!» gridava. E le formiche rosse si mettevano in riga. Allora il mendicante agitava le due bandiere contemporaneamente, e gridava: «Formazione mista!» E le formiche si mescolavano e si mettevano a marciare, girando a destra e a sinistra e tenendo il passo in modo perfetto.
Dopo aver fatto diversi giri, sempre marciando rientravano nelle canne di bambù.






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