
Racconto di Mario Serra
Il pappagallo e la cornacchia
In un bel pomeriggio estivo un pappagallo e una cornacchia se ne stavano appollaiati su due alberi uno di fronte all'altro. Il pappagallo squadrò un poco la cornacchia, poi disse:
Come sei brutta in quell'abito nero! Vedi me invece: con questo bel piumaggio variopinto, suscito invidia in chi mi guarda.
La cornacchia si restrinse umilmente nelle sue penne e fece semplicemente: - Cra, cra, cra.
Il pappagallo allora aprile sue ali per mostrare meglio i colori delle sue penne mentre, la cornacchia lo guardava pigramente. Poi soggiunse:
lo so anche parlare, so ripetere le parole degli uomini e anche frasi intere.
La cornacchia fece semplicemente: - Cra, cra, cra.
Il pappagallo continuò ad enumerare i suoi pregi: dal becco adunco alla testa piumata, alla coda variopinta. Poi aggiunse con sussiego:
E tu che cos'hai da mostrarmi? - credendo così di metterla a disagio..
La cornacchia non si scompose.
In quel momento passò di là un cacciatore che, incantato dalla vista del bel pappagallo, pensò di catturarlo per fame un trastullo per il suo bambino.
E in men che non si dica, con una reticella che portava con sè, lo catturò.
Gli legò le zampe per paura che fuggisse e lo chiuse nel suo carniere.
La cornacchia intanto se ne volava tranquillamente lanciando nell'aria il suo monotono e stridulo:
Cra, cra, cra.
