Racconto di Umberto Eco
Il nome della rosa
Il personaggio che racconta è Adso da Melk, un novizio benedettino
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce conversevole . delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii...
Nel romanzo Il nome della rosa la vicenda è ambientata nel Trecento.
Il personaggio che racconta è Adso da Melk, un novizio benedettino che ha seguito il protagonista, frate Guglielmo da Baskerville, durante la sua indagine in un'abbazia luogo di inquietanti e misteriosi delitti, e a distanza di anni narra i fatti di cui è stato testimone.
In questo caso la narrazione è affidata a un personaggio secondario che è stato presente ai fatti e può dare la sua testimonianza.
Anche questo espediente accentua l'effetto di reale e in più, separando il narratore dal protagonista, dà ai lettori la possibilità di valutare e giudicare dall'esterno il comportamento dell'uno e dell'altro.
Nel romanzo di Eco, come in molti racconti polizieschi, il narratore-testimone ha anche il ruolo di «spalla» del protagonista.
Adso, infatti, ha con Guglielmo lo stesso rapporto che Watson ha con Sherlock Holmes nei romanzi di Arthur Conan Doyle: con il suo stupore e la sua ammirazione mette continuamente in evidenza le straordinarie capacità del protagonista.
Da questi tre esempi si comprende che il rapporto tra il narratore e la storia da lui narrata può essere di due tipi: il narratore non è presente come personaggio nella storia e racçonta dall'esterno. Chiamiamo questo narratore narratore esterno
il narratore è inserito all'interno della storia: è un personaggio del racconto, protagonista delle vicende che, narra o testimone di esse.
