Alice nel paese delle meraviglie

Alice era seduta quando ecco che le passò davanti un Coniglio Bianco con gli occhi rosa.
Alice lo vide infilarsi in una grande tana sotto una siepe.
La bambina lo rincorse e s'infilò nella tana dietro di lui.
Subito iniziò a sprofondare
A un tratto bum! bum!, Alice atterrò sopra un mucchio di, foglie, secche.
Era in una sala bassa e lunga, con parecchie porte, tutte chiuse, e un tavolino di vetro, sul quale c'era una piccolissima chiave d'oro.
Alice la prese e provò ad aprire le porte, ma era così piccola che non si adattava a nessuna serratura.
Stava quasi per piangere, quando vide una tendina e dietro una porticina piccolissima.
Provò a far entrare la piccola chiave d'oro nella serratura e quella si aprì.
Vi guardò i attraverso vide il più bel giardino che si i possa immaginare.
Allora le venne voglia di uscire da quella stanza, ma attraverso quel buco così stretto non poteva passare nemmeno la sua testa.
Alice tornò al tavolino e trovò una bottiglietta con sopra un cartello che diceva: bevimi.
Alice l'assaggiò: il sapore e l'odore avevano qualcosa che ricordava la torta di ciliegie, la crema, il tacchino arrosto, il croccante e i crostini caldi imburrati.
Naturalmente la bevve tutta.
Adesso Alice era alta non più di venti centimetri.
Ora sarebbe passata dalla porta.
Ma aveva dimenticato la chiave d'oro; ritornò verso il tavolo, e si accorse che non arrivava più a prenderla. Sotto il tavolino, però, c'era una scatoletta di vetro con dentro un pasticcino su cui era scritto con lettere di crema: mangiami
Alice lo mangiò e cominciò ad allungarsi.
Aveva raggiunto ormai una statura di quasi tre metri e forse anche di più.
Prese la chiave d'oro e si precipitò verso la porta del giardino.
Povera Alice! Non c'era speranza di poter attraversare la porta. Alice sentì un rumore di passi molto leggeri e non troppo distanti e vide arrivare il Coniglio Bianco, tutto elegante, con un paio di guanti bianchi in una mano e un grosso ventaglio nell'altra.
Quando il Coniglio le passò vicino, la guardò per un momento, poi lasciò cadere i guanti e il ventaglio e fuggì. Alice raccolse i guanti e il ventaglio cominciò a sventolarsi e subito iniziò a rimpicciolire a vista d'occhio.
Quando si accorse che la causa di tutto era il ventaglio, lo lasciò cadere in fretta, appena in tempo per evitare di sparire completamente.
Me la sono cavata per poco - disse Alice, ancora tutta spaventata per quell'improvviso cambiamento, e tutta contenta si diresse verso il giardino.
Alice lo vide infilarsi in una grande tana sotto una siepe.
La bambina lo rincorse e s'infilò nella tana dietro di lui.
Subito iniziò a sprofondare
A un tratto bum! bum!, Alice atterrò sopra un mucchio di, foglie, secche.
Era in una sala bassa e lunga, con parecchie porte, tutte chiuse, e un tavolino di vetro, sul quale c'era una piccolissima chiave d'oro.
Alice la prese e provò ad aprire le porte, ma era così piccola che non si adattava a nessuna serratura.
Stava quasi per piangere, quando vide una tendina e dietro una porticina piccolissima.
Provò a far entrare la piccola chiave d'oro nella serratura e quella si aprì.
Vi guardò i attraverso vide il più bel giardino che si i possa immaginare.
Allora le venne voglia di uscire da quella stanza, ma attraverso quel buco così stretto non poteva passare nemmeno la sua testa.
Alice tornò al tavolino e trovò una bottiglietta con sopra un cartello che diceva: bevimi.
Alice l'assaggiò: il sapore e l'odore avevano qualcosa che ricordava la torta di ciliegie, la crema, il tacchino arrosto, il croccante e i crostini caldi imburrati.
Naturalmente la bevve tutta.
Adesso Alice era alta non più di venti centimetri.
Ora sarebbe passata dalla porta.
Ma aveva dimenticato la chiave d'oro; ritornò verso il tavolo, e si accorse che non arrivava più a prenderla. Sotto il tavolino, però, c'era una scatoletta di vetro con dentro un pasticcino su cui era scritto con lettere di crema: mangiami
Alice lo mangiò e cominciò ad allungarsi.
Aveva raggiunto ormai una statura di quasi tre metri e forse anche di più.
Prese la chiave d'oro e si precipitò verso la porta del giardino.
Povera Alice! Non c'era speranza di poter attraversare la porta. Alice sentì un rumore di passi molto leggeri e non troppo distanti e vide arrivare il Coniglio Bianco, tutto elegante, con un paio di guanti bianchi in una mano e un grosso ventaglio nell'altra.
Quando il Coniglio le passò vicino, la guardò per un momento, poi lasciò cadere i guanti e il ventaglio e fuggì. Alice raccolse i guanti e il ventaglio cominciò a sventolarsi e subito iniziò a rimpicciolire a vista d'occhio.
Quando si accorse che la causa di tutto era il ventaglio, lo lasciò cadere in fretta, appena in tempo per evitare di sparire completamente.
Me la sono cavata per poco - disse Alice, ancora tutta spaventata per quell'improvviso cambiamento, e tutta contenta si diresse verso il giardino.
