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Racconto sulla Primavera
di A. Webb
E' finito il letargo

Con il 21 Marzo torna la primavera, che finirà il 21 giugno.

Sui rami si gonfiano le gemme; tornano gli uccelli migratori. Il sole sorge più presto e tramonta più tardi; a qualche giornata ancora fredda si alternano giornate tiepide e assolate.
Il contadino teme la grandine che può mettere in pericolo i raccolti e le fioriture delle piante da frutto che in questo mese si riempiono di corolle delicate.

La primavera è la stagione in cui la natura si sveglia.
I fiumi, che il ghiaccio ha reso prigionieri durante l'inverno, riprendono liberi il loro corso gorgogliando e chioccolando.
Negli alberi rifluisce la linfa. Essa sveglia i germogli addormentati, che si aprono, rivelando le foglie.
I fiori incominciano a sbocciare. Su dall'arida terra morta, spuntano i fili della verde erba. Il mondo, che pareva diventato inerte, ricomincia a mostrare i primi segni di vita.
Gli animali, che durante l'inverno hanno dormito, si destano.
Gli uccelli ritornano dal Sud. I lavori stanno per riprendere.
Per il castoro la primavera è la stagione in cui bisogna ricominciare a lavorare. Mamma castoro vuole un bel letto per i suoi piccoli.
Il padre può dormire sulla nuda terra, ma i piccoli debbono avere un giaciglio piu soffice; perciò babbo castoro deve preparare per loro un materasso di ramoscelli e di fili d'erba.
Presto vi saranno le inondazioni primaverili.
I ruscelli mormoranti si trasformeranno in torrenti impetuosi. Il castoro deve, presto presto, riassettare la sua diga, se non vuole che le acque tumultuose gliela spazzino via.
Deve rafforzarla con rami e pietre; deve aggiungere tronchi e grossi sassi che tengano a posto i tronchi; deve ammucchiare rami e sterpi e zolle di terra che leghino insieme ogni cosa.
Deve far si che la sua diga diventi ogni anno piu grossa e piu bella.
A volte, le dighe dei castori diventano talmente alte e forti, che anche i cavalli ci possono camminare sopra. Spesso, papà castoro non riesce da solo a far tanto lavoro.
Invita allora i parenti ad aiutarlo.
Fa un fischio ai suoi fratelli, agli zii, alle zie, i quali arrivano al chiaro di luna e lo aiutano finché il lavoro è terminato. A sua volta, esso aiuta i parenti
quando hanno bisogno di lui.
A primavera, anche la marmotta si sveglia: è magra, affamata e sola.
Annusa nervosamente le gallerie che la circondano: alcune sono state scavate da lei stessa; altre sono state scavate dai suoi fratelli, dalle sorelle e da altri parenti.
Poi, la marmotta si mette in viaggio, di galleria in galleria, in cerca dei vecchi amici. A volte, entrando in una galleria, s'imbatte in un opòssum che vi si è insediato, oppure in un coniglio.
Allora, scappa in un'altra galleria.
Nel suo giro di ricerca incontra molti animali, i quali, vedendo che la marmotta si è svegliata, capiscono che è primavera.

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