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Racconto di Pasqua di G. Mosca
L'uovo di Pasqua di un tempo

Il piccolo uovo di cioccolato che ci veniva regalato la domenica delle Palme non era molto più grosso d'un uovo vero e quasi trasparente, tanto era sottile.
Lo si poteva aprire solo il giorno di Pasqua, a tavola, dinanzi a tutta la famiglia riunita. Sopra l'uovo, con lo zucchero, c'era scritto «Buona Pasqua» e c'era anche il solito nido che, come uova; aveva dei minuscoli confetti. La domenica delle Palme non leccavamo e non mangiavamo nulla. Il lunedì staccavamo i confettini, il martedì il nido. Il mercoledì si leggeva «ona Pas» e il giovedì, a suon di leccatine, l'augurio era... finito. Il venerdì santo niente: era morto Gesù e solo i più audaci si arrischiavando a dare qualche leccatina. E la domenica di Pasqua, finalmente, lo aprivamo: aprendosi si dissolveva, tant'era sottile ormai, e di esso non ci rimaneva se non una traccia appiccicosa sui polpastrelli delle dita, che continuavamo a succhiarci fino al giorno dopo, lunedì dell'Angelo.

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