Racconto di D. Volpi
Doni natalizi nel mondo
Il primo albero di Natale 1611
Gli antichi Romani inventarono, insieme a molte altre cose, anche... i regali di Natale.
Con grandi feste, veniva festeggiato il solstizio d'inverno: erano i « Saturnalia ». Le case erano addobbate con ramoscelli verdi e fiori, amici e parenti si scambiavano frasi augurai i e si facevano regali!
L'uso rimase, in questo periodo dell'anno, e come tante altre usanze pagane fu trasformata dalla Chiesa in usanza cristiana, dandole un nuovo e più profondo significato, o fu trasformata dalla fantasia fertile del popolo. A proposito di fantasia, ecco la straordinaria storia delle straordinarie trasformazioni subite da un santo e pio Vescovo.
A Bari, chi porta i doni è il Santo Patrono della città: i bambini ricevono i regali il 6 dicembre (anche se, per l'uniformarsi di molte usanze, c'è poi una... seconda ondata a Natale o alla Epifania). E la cosa si capisce: San Nicola fu Vescovo di Myra nell'Asia Minore, era molto caritatevole e fu un grande benefattore dei poveri ai quali donava con animo gentile tutto ciò che poteva. Ora è Patrono di Bari e si capisce che i Baresi attribuiscano a lui la magica funzione di portatore dei doni ai bambini.
Ma come il buon San Nicola abbia emigrato al Nord, e si sia trasformato in molti modi, è ancora un mistero. Vediamo i suoi... emuli in Europa.
In Olanda, ecco Santa Claus o Sinter Claas, un maestoso Vescovo con tanto di mitria, molto paterno, che va attorno accompagnato da un simpatico servo negro. Con lo stesso nome è emigrato in America, ma intanto si è trasformato in un vecchio dalla bianca barba, vestito d'un abito rosso bordato di bianco.
In Austria è sempre un Vescovo con paramenti bianchi e oro e si chiama Nikolo, ma è accompagnato da Krampus, una specie diavolo-orco rosso e nero che mette in un sacco i bambini « cattivi ».
Di ritorno dall'America, ecco Santa Claus in Inghilterra, dove riceve nel XVIII secolo il nome di Fathet Christmas, per tornare di nuovo fra noi nel nostro secolo col nome di Babbo Natale; se si incontrasse con San Nicolò i due fratelli non si riconoscerebbero.
In Francia è Bonhomme Noel, in Norvegia è Nisse, in Giappone (è arrivato anche lì) si chiama Hoteiosho.
Nel Wuerttemberg ecco «Pelmaerte », cioè «Martino con la pelliccia » che appare con un gran chiasso nella notte dell'Epifania, e nello Schleswig-Holstein ecco l'allegro e spiritoso « servo Ruprecht ». Ha vicino altri personaggi, come un diavolo zoppo, o una renna « Rodolfo dal naso rosso ».
In Russia è diventato, per ordine del partito comunista, Nonno Gelo.
In Svizzera e in Olanda, Santa Claus viene accolto trionfalmente nelle città, ove entra in corteo fastoso, distribuendo dolciumi, e prolunga la sua attività fino alla chiassosa notte di San Silvestro.
In Germania mantiene di solito le sue caratteristiche e viene chiamato familiarmente col nome di Nikolaus, ma in alcune regioni ha subito strani mutamenti e si è incontrato con strani personaggi...
In Italia, a Verona e in altre località del Veneto, i doni sono portati da Santa Lucia (13 dicembre), e liete feste in onore di questa santa, con regali e dolciumi, si svolgono egualmente ai due estremi dell'Europa: in Sicilia (Siracusa) e in Svezia.
In Austria, in Spagna, in Italia e in molti paesi di tradizioni cattoliche, è Gesù Bambino che porta i doni. In Austria, nel paesino di Steyr, un comitato di cittadini, animato dal Parroco e da aiuti di ogni parte del mondo, tiene in efficienza un... Ufficio Postale di Gesù Bambino, che riceve le letterine dei bimbi e che accontenta come può i desideri più commoventi o urgenti.
Ha persino un timbro apposito: «Postamt-Christkindl ».
Tutta italiana è la leggenda della Befana (una corruzione del nome di Epifania, la maggiore
festa cristiana del tempo natalizio): la vecchia che gira carica di doni ha, però, strane somiglianze con la russa «Babuschka » che gira per cercare legna ed annuncia il Natale, o con la svizzera « Zaertli » che castiga i bambini cattivi, o Ilse Grindl che li spaventa.
La tradizione di mettere le calze appese al camino per farle riempire di doni trova un parallelo nella tradizione olandese di mettere fuor dell'uscio un paio di zoccoletti e un po' di fieno per ristorare le renne o il cavallo di Santa Claus: le calzature, è ovvio, vengono riempite di regali.
Può essere originale anche il modo di ricevere i regali: dalla delicatezza di trovarli accanto al letto al mattino, vicino al camino, o appesi all'albero con pacchetti e nastrini multicolori, all'usanza danese di... buttare con violenza i doni, d'improvviso, dentro la stanza del beneficato.
Quella di ornare un albero di pino e decorarlo con rami di vischio era un antico rito pagano
dei Druidi, i sacerdoti degli antichi Celti, in occasione del solstizio d'inverno.
L'usanza moderna dell'albero di Natale, cosi diffusa in Germania e nei paesi nordici, deriva da questo rito gallico e dall'uso francese del Medioevo di addobbare alberi in segno di festa e di pace. In Alsazia, ne XV secolo, si credeva che un ramo di abete in casa tenesse lontani gli... spiriti maligni e prolungasse la vita; si vede che l'usanza era molto diffusa, perché un'ordinanza del 1556 stabilisce che ogni cittadino non possa «avere piti di tre alberi natalizi alti al massimo tre scarpe » (era questa un 'antica misura di circa 80 cm).
In Germania, o per imitazione della Francia o per derivazione da antichi riti pagani, l'uso natalizio dell'albero è antichissimo; fu Martin Lutero in persona a suggerire di ornarlo con candeline.
Era un'usanza di sapore poco cristiano ma è del 1605 la notizia che un parroco di Strasburgo usava porre sulla tavola di Natale un ramo ornato di rose di carta, di mele e di dolci.
Un altro parroco, nell'austriaca Salisburgo, inventò il cristianissimo «Krippenbaum ».
cioè «albero del Presepio ». Veniva (e viene ancora) innalzato in Avvento; la prima domenica si erige il tronco e vi si mettono accanto le figurine di Adamo ed Eva con il serpente; nella seconda, sui rami in croce vengono posti il profeta Isaia (simbolo della promessa del Redentore) e un poverello (simbolo dell'umanità tutta); si formano le scene dell'Annunciazione, della Visitazione a S. Elisabetta. Nella III domenica si aggiunge la stalla, però ancora velata. Nella IV la stalla è scoperta, con Maria e Giuseppe, la stella e gli animali, ma la mangiatoia è ancora vuota; si completa, naturalmente, la notte di Natale.!
Nel 1611, la duchessa di Brieg (Germania) addobbò il primo albero di Natale vero e proprio, ed altre notizie si hanno di alberi decorati per tutto il secolo seguente.
Nel secolo scorso, l'uso si diffonde in tutta l'Europa nella forma press'a poco eguale a quella di oggi. La sposa tedesca di un arciduca austriaco porta l'uso dell'albero a Vienna, ove subito si diffonde fra il popolo. Nel 1870, giunge in Inghilterra: il duca di Norfolk decora di lumi un grande abete davanti al proprio castello.
Dalla seconda guerra mondiale deriva l'uso della Norvegia di inviare a Londra il più bell'abete delle sue bellissime foreste, per ricordare l'amicizia del tempo di guerra e il comune impegno di libertà.
Oggi si vendono milioni e milioni di alberi di Natale. L'usanza è bella e significativa; anche per i cristiani, l'albero ha un significato di vita, ricorda il legno della Croce. Da un'antica leggenda tedesca si ha questa spiegazione: « Un cavaliere, attraversando un bosco la notte di Natale, vide un abete gigantesco con i rami cosparsi di piccoli ceri ardenti, taluni con la fiamma all'insù, altri capovolti. In cima all'albero v'era un bambino ricciuto, splendente in volto. Il cavaliere chiese spiegazione a un saggio eremita, che spiegò: L'albero è il genere umano; le candele diritte sono le anime dei giusti, quelle rovesciate sono le anime dei cattivi. Il bimbo è Gesù ».
La popolarità crescente dell'albero preoccupa, invece, per altre ragioni: è un numero altissimo di piantine (decine di milioni in Germania, parecchi milioni in Italia, ancora di piu in America) vive che vengono strappate ai boschi e che spesso poi intristiscono e muoiono per la impossibilità di conservarle negli appartamenti delle case moderne.
L'Italia vanta, a Milano, l'iniziativa di un comitato «Pro-Natura» che, dietro appello telefonico, preleva le piantine e provvede a ricollocarle nella madre terra.
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