
Racconto di Giovanni Titta Rosa
Nella Messa di mezzanotte

E quando il prete intonava il Gloria, dall'organo scaturiva un canto sottile di flauti e cornamuse, un canto d'angeli, remoto, celestiale, come se venisse dal Paradiso:
Tu scendi dalle stelle, - o Re del cielo, e vieni in una grotta, - al freddo e al gelo...
Prima timide, poi più sicure, voci argentine di donne e cupe di uomini s'accompagnavano a quel canto tremante e esilissimo: lo rinforzavano, lo sollevavano al cielo.
Ed era come se dai cuori si staccasse un peso, una pietra, si liberasse un affanno; era come se il sorriso del Bambino attirasse il sé tutti quei cuori, li facesse tremare d'un'ignota tenerezza, d'una sconosciuta bontà.
Tu scendi dalle stelle, - o Re del cielo, e vieni in una grotta, - al freddo e al gelo...
Prima timide, poi più sicure, voci argentine di donne e cupe di uomini s'accompagnavano a quel canto tremante e esilissimo: lo rinforzavano, lo sollevavano al cielo.
Ed era come se dai cuori si staccasse un peso, una pietra, si liberasse un affanno; era come se il sorriso del Bambino attirasse il sé tutti quei cuori, li facesse tremare d'un'ignota tenerezza, d'una sconosciuta bontà.
