
Racconto di Mimì Menicucci
La servetta della primavera
C'era una donnina che si chiamava Sigismonda e stava al servizio della Primavera. Qualche giorno prima che questa scendesse sulla terra per il solito viaggio. Sigismonda si. metteva a cavalcioni della scopa e si calava giù per le azzurre vie del cielo. Veniva a vedere se, sulla terra, tutto era in ordine.
Benvenuta, Sigismonda!» gridavano i merli che la vedevano per i primi dall'alto degli alberi.
Come va, come va?» chiedeva Sigismonda, soddisfatta di quella festosa accoglienza. «.Avete preparato la nuova canzone? '.
« Si capisce! .dicevano i merli. « La vuoi sentire? »
« Grazie, io non me ne intendo! » rispondeva Sigismonda. Era un po' sorda e si vergognava di dirlo. Ma i merli erano cosi impazienti di cantare la loro nuova
canzone che chiudevano gli occhi e si mettevano a fischiare. Sigismonda approfittava della loro distrazione e scendeva sui tetti a salutare i passeri.
Sigismonda, abbiamo già fatto il nido! » gridavano quelli, tutti insieme, con gran baccano.
Mi compiaccio! La mia padrona sarà molto contenta ».
Quando arriverà, troverà già i piccini ».
E i passeri, dalla gioia, si buttavano giù a precipizio, poi tornavano su velocissimi e Sigismonda doveva andarsene perchè le veniva il capogiro..
Le campanelle azzurre cominciavano a suonare dolcemente non appena la vedevano. Gli uomini non sentivano nulla, ma i grilli e gli insetti del prato godevano molto di quella musica e la stavano ad ascoltare estasiati.
«Sigismonda, un concerto cosÌ, la Primavera non l'ha mai sentito ».
Oh. che piacere per la mia padrona! Ha sempre tanta voglia di ballare! ».
lo le ho preparato una serenata coi fiocchi. La vuoi sentire, Sigismonda? ».
E il grillo cominciava a suonare e Sigismonda si addormentava e faceva dei bellissimi sogni. Quando la serenata era finita, il grillo la pizzicava dolcemente sotto
la pianta dei piedi e Sigismonda si svegliava.
E' bellissima questa serenata! Beata la mia padrona che potrà sentirla tutte le sere! ».
E poichè si faceva tardi, la donnina si affrettava a guardare se tutto era in ordine Ma tutto era in ordine, sempre. Nessuno mancava mai all'appello della Primavera e tutti erano puntuali come orologi di precisione, I bocciolini si tenevano pronti ad aprirsi tutti insieme non appena la Primavera li avesse sfiorati col piede, le erbette erano nuove e lustre, i ruscelletti ridevano sommessamente, correndo fra i sassi puliti.
« Mi pare che tutto sia pronto! » diceva finalmente Sigismonda, e rideva anche lei, giocondamente, perchè era sempre allegra come si conviene alla servetta della stagione più bella dell'anno.
Poi diceva agli scoiattoli che si spazzolassero bene la coda, cosa che questi facevano con grande piacere, dava un ultimo colpo di scopa ai mucchi di neve rimasti nei crepacci, pettinava i prati che il vento si era divertito a scapigliare e infine, guardandosi intorno diceva: « Che bellezza! ».
Si metteva di nuovo a cavalcioni della scopa e, dopo aver salutati tutti festosamente, tornava per le azzurre vie del cielo e le stelle le facevano l'occhiolino, molto contente di rivederla.
