Racconto di Umberto Fracchia
La sfogliatura del granturco
La scena è antica, ma coloro che la compongono vivono nel presente, come le stelle che brillano sul tetto con i loro raggi antichi di i milioni e milioni di anni luce.
I cartocci s'aprono come strani fiori, i loro gambi si spezzano crocchiando e le pannocchie stupendamente lucide e compatte vanno a cadere nel mucchio.
Cresce il mucchio, è già alto come la luna. Il vecchio massaro sceglie le pannocchie più belle, quelle che hanno chicchi più grossi e regolari, e le mette da parte in un vaglio, per la semente.
Egli dice che l'altro anno la semente si dovette comprare... C'è fra le donne, una giovane sposa. Prima aveva il bambino al seno, e o se lo cullava tra le braccia. Ora anch'essa sfoglia il granturco, con il suo bambino in grembo addormentato.
La piccola testa tutta coperta di anellini d'oro posa un po' arrovesciata, il viso rivolto al lume.
Gli occhi non sono perfettamente chiusi nel sonno, e fra le lunghe ciglia si vede un filo bianco.
Cosi occhieggiano i ricci delle castagne, ora nel bosco. Solo che fra i loro lunghi e sottili aculei verdedorati mostrano un filo bruno.
