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Noi Italiani 150 anni insieme 
Edmondo De Amicis


Ci fu detto che era morto valorosamente sulla breccia il maggiore dei bersaglieri Pagliari, comandante il 35°. Vedemmo parecchi ufficiali" dei Bersaglieri con le mani fasciate.
La Porta Pia era tutta sfracellata, la sola immagine enorme della Madonna, che le sorge dietro, era rimasta intatta; le statue a destra e a sinistra non avevano più testa. Il suolo intorno era sparso dì mucchi di terra, di materassi fumanti, di berretti di zuavi, d'armi, di travi, di sassi.
Per la breccia vicina entravano nostri reggimenti.
In quel momento uscì da Porta Pia tutto il corpo diplomatico in grande uniforme e mosse verso il quartier generale.

Entrammo in città. Le prime strade erano già piene di soldati.
E' impossibile esprimere la commozione che provammo in quel momento; vedevamo tutto confusamente, come dietro una nebbia.
Alcune case, arse la mattina, fumavano, parecchi zuavi prigionieri passavano in mezzo alle file dei nostri, il popolo romano ci correva incontro.

Giungiamo in piazza del Quirinale.
Arrivano di corsa i nostri reggimenti, i bersaglieri, la cavalleria.
Le case si coprono di bandiere.
Il popolo si getta fra i soldati gridando, plaudendo.
Passano drappelli di cittadini con le armi tolte agli zuavi.
Giungono i prigionieri pontifici. Da tutte le finestre sporgono bandiere, s'agitano fazzoletti bianchi, s'odono grida ed applausi.
Il popolo accompagna col canto le musiche delle fanfare.

Si entra in piazza Colonna: un grido di meraviglia s'alza dalle fila.
La moltitudine si versa nella piazza da tutte le parti, centinaia di bandiere sventolano, l'entusiasmo è al colmo.
Non v'è parola umana che valga ad esprimerlo.
I soldati sono commossi fino a piangerne.
Non vedo altro, non reggo alla piena di tanta gioia, mi spingo fuori dalla folla, incontro operai, donne del popolo, vecchi, ragazzi: tutti hanno la coccarda tricolore, tutti accorrono gridando: - I nostri soldati! I nostri fratelli!

E' commovente; è l'affetto compresso da tanti anni che prorompe tutto in un punto ora; è il grido della libertà di Roma che si sprigiona da centomila petti; è il primo giorno di una nuova vita; è sublime.
E altre grida da lontano: - I nostri fratelli!

(da «Ricordi 1870.71»)

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