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Poesia di Giggi Zanazzo 
Penna in carta
A Biagio Salvatore Scultore egregio.
SCRIVE LUI.
Lì 29 marzo.

Cara amante,
Vi fo sapere che pottei sapere
che lei non mi potete più vedere,
e che sete ita a di che so' un seccante .
Dunque lasciamo andare 'ste parole;
intanto a 'ste parole nun ce credo.
Anzi doppo domani si la vedo
ce posso rifar pace quando vuole.
Si nun crede, me mandi una risposta,
So' il vostro scordatissimo
TANELLA.
Via della Lungaretta, ferma in posta
V'arisaluta tanto mi' sorella,
se vediamo e, scusate Maria mia,
der fojetto si è come se sia.
ARISPONDE LEI.
30 marzo.
Carissimo Ghetano.

Con gran piacere sappi che el curato
 m' è arivato. a metté la penna in mano,
e scnvo mejo assai de lo stampato.


M' aricomando poi come li Santi,
che nu venite più al portone mio,
perchè mi disse jerissera, zio.
ch ha inteso baccagha l'appIgionanti.


Si domenIca poi nun me vedete,
nun ve pijate pena; esco con Lella,
 la cognata der fio de mi' sorella
che nu' lo so si voi la conoscete.


V'aspetto ar Fico tutte le matine
mi segno e so'


  MARIA PIZZUTI (Fine).
30 marzo 1873.
Questo componimento potrebbe rientrare nella sezione Saggio di stile epistolare, di fatture, istanze ecc., che lo stesso GiggiZanazzo inserirà nel IV vol. delle Tradizioni popolari romane La curiosità del poeta per le lettere spropositate o estrose scritte da persone ignoranti è molto vicina a quella di Gioacchino Belli che ha sonetti gustosissimi, in dialetto e in lingua, su tale soggetto: basterebbe ricordare La lettra de la commare del 26 settembre 1831 tra i sonetti Romaneschi
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