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Poesia di Filippo De Pisis
Madre

Da quali lontananze arcane,
per quali sentieri tenebrosi
o fioriti,
passa per giungere sino a me
la tua mano leggera
come ala e brivido?
L'attendo talora con cuore sospeso
in una strana agitazione,
la colgo a volo, nel buio,
delicatamente la stringo come stelo morto
e alla fronte la porto.
Un filo al cuore la lega
da sfere oltre gli astri,
ma sì tenue che sempre tento
si spezzi, se non sono buono.
Da qualche tempo
si è mutata
in piccole mani rosee,
di bimbo, nuovo nato.
Una ne prendo e il segno
della croce sul mio capo,
sul mio petto disegno,
come un tempo lontano
tu, madre, la sera.

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