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Poesia di Elena Clementelli
La fotografia

Forse sedici,
forse diciott'anni,
giovane,
così giovane
come non so pensarti.
I capelli foltissimi
alti sull'ampia fronte,
tutt'intorno alle tempie,
sulla nuca,
orgogliosa corona.
Lieve il profilo
appena un poco teso,
quasi imbronciato,
certo severo,
eretto sopra il collo
chiuso nel giro stretto
di taffetas e valenciennes.
Nitida la foto
fissata al cartoncino
dove chiara, in oro,
spicca la sigla dello studio.
Mi avvicino
per osservarti meglio
e scruto in quell'immagine fanciulla
il volto di mia madre.
I tratti alteri già tutto racchiudono
il dolore futuro,
oltre il trionfo breve della maternità
sognata come una vittoria,
vissuta come un martirio.
Già colme di carezze le tue mani,
gravi di lacrime i tuoi occhi.
Come fermarti,
come dirti resta su quella soglia,
non correrci incontro:
non siamo la medaglia
ma la croce.
Ti prego, mamma
non venire avanti,
lasciaci nel limbo
dei desideri abbandonati,
nell'assenza di te,
nel buio fondo di un' orfanità
che ti fa salva.
Quando tutto è compiuto,
non ho altro da
offrirti
che quest'ombra totale
questo nulla impossibile.
Ma tu accettalo
da chi ti è ignoto
perchè è un dono d'amore.
E non voltarti.
non voltarti a guardarmi.

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