Poesia di Giorgio Barbieri Squarotti
Ombre 1990
Incontrare un fantasma può anche essere
una ventura, se ti porta nuove
imprevedute di tuo padre, che disparve
su chi sa quale montagna, tradito
da una pietra smossa, da un sentiero
che frana, dallo scarto improvviso di un uccello
di passo, che si getta a piombo dentro
il bosco in cui passava (e spero proprio
che non mi dica: fu un re impotente
e smarrito, bramoso delle donne
degli altri e di ogni vita già malata),
o se giunge fin qui da un altro tempo
che è morto, scheletro integro solo
per pochi istanti ancora:
oh tu che hai ucciso il riso e la speranza
quando eri parola indubitabile, libro
di verità; eroe del monumento nella piazza,
ora che tu mai mi parli della prima
foglia teneramente nata sopra il pruno
rigido e feroce dell'inverno
e c'è già il segno della rosa futura sulla cima?
o se esce dallo specchio di un vetro arido
di polvere, tu credi di riconoscerti
e hai un sorriso ironico d'intesa,
o è l'ombra che si avanza da dietro la scena,
pronuncia l'orazione, alte le braccia
verso il cielo, poi si affloscia a terra,
come per attendere l'applauso,
o è proprio svuotato, un abito sgualcito,
dovrebbe arrivare Fortebraccio
a portarlo via, invece non arriva più nessuno,
nessun fantasma o quasi vivo, nulla,
e allora?
Alessandria, 9 -10 marzo 1990
