Poesia di Giuseppe Conti
Commiato
In quale stagione ci rivedremo,
padre?
Avremo dimenticato tutto.
La tua sciarpa da ufficiale di picchetto
azzurro vivo, perduta
in chissà quale trasloco,
il tuo passo veloce, la tua voce
fiera, il tuo sorridere un poco
innocente e il tuo rabbuiarti
imperioso.
Niente resterà: né gli avori
che raccoglievi, né le rose
della casa di Baiardo, né le ortensie,
il tuo orgoglio,
né le corse in automobile che hai amato
sino a tardi,
né i miei libri, né i miei fogli.
Non lo vedremo arrivare
l'inverno con i suoi cristalli
sui rami dei susini e dei fichi
con l'oro scuro delle roverelle
non aspetteremo più i glicini
il celeste lunare delle loro
fioriture sui rami di Corso
Inglesi e di via Hope
non riavremo i campi
di stoppie, neri a precipizio
sotto la torre, tra I trapezi
verdi e abbaglianti
degli aranceti
né le colline pesanti
di nebbie e bacche sopra Ceriana
e il sole che reclina
il capo come per le tante
vendemmie una vigna.
Ma ci ritroveremo dopo
le stagioni, dove l'amore e il sogno
fanno nascere ancora
come un figlio da un padre
da una Montagna un Fiume.
Su zattere di luce scenderemo
insieme vedremo rive
rocciose e rapide, canneti
di porpora, isole
invase dai colori dell'aurora. Viaggeremo
oltre ciò che fiorisce e disfiora
oltre il giorno e la sera
la primavera e l'autunno.
padre?
Avremo dimenticato tutto.
La tua sciarpa da ufficiale di picchetto
azzurro vivo, perduta
in chissà quale trasloco,
il tuo passo veloce, la tua voce
fiera, il tuo sorridere un poco
innocente e il tuo rabbuiarti
imperioso.
Niente resterà: né gli avori
che raccoglievi, né le rose
della casa di Baiardo, né le ortensie,
il tuo orgoglio,
né le corse in automobile che hai amato
sino a tardi,
né i miei libri, né i miei fogli.
Non lo vedremo arrivare
l'inverno con i suoi cristalli
sui rami dei susini e dei fichi
con l'oro scuro delle roverelle
non aspetteremo più i glicini
il celeste lunare delle loro
fioriture sui rami di Corso
Inglesi e di via Hope
non riavremo i campi
di stoppie, neri a precipizio
sotto la torre, tra I trapezi
verdi e abbaglianti
degli aranceti
né le colline pesanti
di nebbie e bacche sopra Ceriana
e il sole che reclina
il capo come per le tante
vendemmie una vigna.
Ma ci ritroveremo dopo
le stagioni, dove l'amore e il sogno
fanno nascere ancora
come un figlio da un padre
da una Montagna un Fiume.
Su zattere di luce scenderemo
insieme vedremo rive
rocciose e rapide, canneti
di porpora, isole
invase dai colori dell'aurora. Viaggeremo
oltre ciò che fiorisce e disfiora
oltre il giorno e la sera
la primavera e l'autunno.
