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Festa degli alberi 21 novembre 
Il salice
di Leone Tolstoj

Pasqua era vicina quando un contadino andò a vedere se lo sgelo era cominciato nella terra del suo orto: il suolo s'era già rammollito. Il contadino andò nella foresta: i salici cominciavano a mettere le gemme.
Il contadino disse: - Se io piantassi i salici intorno al mio orto? Col tempo crescerebbero, e il mio orto sarebbe protetto dal vento. Andò a prendere la scure, recise l molti rami, scelse i migliori, appuntì e li conficcò nel terreno.
Tutti i rami di salice allignarono. Germogliarono. I germogli si ricoprirono di foglie, mentre, sotto altri filamenti, le prime radici si estendevano nella terra. Alcune delle nuove piante; cresciute su un buon terreno, prosperarono presto; altre, invece, languirono e morirono.
Venne l'autunno e il contadino fu assai contento, vedendo che sei salici erano cresciuti attorno al suo orto. Ma a primavera i montoni  ne distrussero quattro. Ne rimanevano soltanto due, due soli. Un anno dopo, i due giovani salici che erano stati risparmiati furono alla loro volta rosicchiati dai montoni. L'uno dei due morì.
L'altro si salvò, gettò radici più profonde e diventò un albero.
La primavera seguente le api vi ronzavano attorno: spesso gli sciami ~ si riposavano e i contadini accorrevano per catturarli e metterli negli alveari. Le donne e gli uomini del villaggio venivano volentieri a fare colazione sotto l'albero e a riposare alla sua ombra.
I monelli si arrampicavano al suo tronco per cogliere ramoscelli.
Il padrone del salice era morto da un pezzo e il suo figlio primogenito aveva preso il suo posto; il salice continuava a crescere. Due volte il figlio aveva tagliato i suoi rami e s'era scaldato con le fascine. Il salice saliva verso il cielo. Per quanto lo si svettasse, lo si recidesse, in primavera si ricopriva di nuovi rami, meno grossi è vero, ma più numerosi dei precedenti, che formavano sulla sua cima come un ciuffo.
Il figlio del contadino a sua volta morì. Gli abitanti del villaggio emigrarono e si stabilirono altrove. Il salice cresceva ora in aperta campagna. Vennero certi contadini vicini, e con le loro scuri lo ferirono: il salice cresceva sempre. Fu colpito dal fulmine. Ma ri- prese forze, e i nuovi rami spuntarono accanto alla sua ferita. Resistette a queste dure prove e ancora crebbe e fiorì.
Un giorno, a un contadino venne l'idea di abbatterlo per farsene un truogolo. Ma il tronco era così marcio, che egli rinunziò alla sua idea.
Ormai il salice era vecchio e tarlato e non si reggeva più alla terra se non da un lato.. Tuttavia viveva, e tutti gli anni le api accorrevano sui suoi fiori.
Ma ecco che un giorno, all'inizio della primavera, certi ragazzi che guardavano i cavalli al pascolo s'incontrarono sotto il salice. Avevano freddo: raccolsero stoppie, erbe, frasche. Uno dei monelli si arrampicò sull'albero e ne divelse i rami.
I ragazzi riempirono il cavo dell'albero, e vi appiccarono il fuoco. Si udirono i primi cigolii, i primi scoppiettii: era la linfa  che bolliva col legno. Dal cavo uscì fumo nero come la pece e poi lingue di fuoco che salirono sempre più in alto.
Ormai il salice era tutto nero. I rami rimasti erano contorti, i fiori vizzi Il e deturpati.
I ragazzi, spingendo i cavalli verso casa, rientrarono nel villaggio lasciando dietro di sè, sulla landa deserta, un salice in fiamme, Un corvo nero, cattivo, s'avvicinò gracchiando: Ebbene, vecchio tronco! Eccoti proprio crepato, finalmente!

Con semplicità di stile lo scrittore ti introduce nel l'ambiente, che fa!à da sfondo all'albero, unico superstite
di quelli piantati dal contadino, Nota come, diversamente da altri brani o liriche scritte intorno a una pianta, 
il salice non ti è descritto nel suo aspetto suggestivo, romantico, ma offerto come esempio di tenacia e generosità, ricambiate da parte dell'uomo da una crudeltà che giunge fino alla distruzione dell'albero,

Cruda nel suo realismo questa fuga di immagini, tra le quali campeggia la sagoma del vecchio salice in fiamme, la cui sorte indegna viene sottolineata dalla volgare espressione, lanciata con malignità dal corvo, che simboleggia la malvagità tanto diffusa fra gli uomini maleducati e perversi.

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