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Poesia  A. Lugli 
Sole a picco
Sembra che le cicale nascoste fra gli alberi
invochino il sole, perché non le bruci vive. Non si
muove una foglia: in lontananza, le case della
campagna tremolano nella gran luce. In quest'ora
nessuno si azzarda a lasciare il fresco rifugio
 delle stanze.
Soltanto un carro, laggiù, rotola all'ombra
dei pioppi, lungo il canale. Il rumore delle
ruote riempie tutta la campagna insieme con
il frinire pazzo delle cicale ed al
cinguettio continuo dei passeri.
Poi, una mattina all'alba, sono cominciati
i lavori della trebbiatura: sull'aia il gran polverone
glorioso nel quale si muovono le figure brune
 dei contadini. Il canto delle cicale, sui pioppi del
torrente, è soverchiato dall'iroso frastuono della
trebbiatrice. Attorno al motore caldissimo,
puzzolente d'olio e di nafta, si aggira il meccanico,
asciugandosi ogni tanto i rivoli di sudore
che gli scendono per la nuca e sul viso.
Il sole si arrampica su per l'arco del cielo e
l'afa comincia a gravare sui campi.
Verso mezzogiorno i contadini
si rifugeranno all'ombra del portico,
per ristorarsi un poco.
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