Sonetto di William Shakespeare
Chi crederà nei miei versi nel tempo futuro
Chi crederà nei miei versi nel tempo futuro
se fossero riempiti dei tuoi meriti più alti?
Eppure, lo sa il cielo, non sono che una tomba
che nasconde la tua vita e non mostra la metà dei tuoi pregi.
Se io sapessi scrivere la bellezza dei tuoi occhi
e i misurare in nuovi metri tutte le tue grazie,
l’età a venire direbbe: «Questo poeta mente,
tali celesti tocchi non toccarono mai volti terreni».
Così le mie carte, ingiallite dall’età,
sarebbero derise, come vecchi ciarlieri più che veritieri,
e i tuoi giusti diritti sarebbero detti poetico furore
e forzato metro di un canto antiquato.
Ma se qualche tuo figlio vivesse in quel tempo,
tu vivresti due volte, in lui e nelle mie rime.
