Poesia di Vicente Aleixandre
Notte sinfonica
La musica calza tristi guanti,
posa un velo sul viso che quasi traspare,
o a volte, se la melodia è una fiamma,
s'intreccia alla cintura con pena come una ferrea forma.
Tenta forse di mettere il cuore nella lingua,
di dare al sogno un sapore d'azzurro,
di modellare una mano che abbracci la vita esattamente
e ci divida se occorre come molli lombrichi.
Cadrebbero le teste sopra l'erba vibrante
dove la lingua indugia in un dolce sapore di violini,
dove il cedro aromatico canta
come chioma perenne.
I petti in terra hanno forma di arpa,
ma con quale mutezza celano il loro bacio,
arpeggio d'acqua fatto dalle labbra
che si appressano alla corrente mentre canta la lira.
Che segreto trascorrere,
che breve scala le mani che rotolano:
con quanta gravità, recisi i polsi,
lascian fluire il sangue come una calda nota.
Pei colli ancora circolano le dolci melodie,
s'ode un clamore di viole e di stelle
e una luna spezzata, rotto l'arco,
invia muta luci senza forza.
Tristezza di un corpo disfatto nella notte, silenzio,
remoto gemere di inudibili suoni,
fuga di flauti bianchi come osso
quando la luna piena tacitamente spare.
da: La distruzione o amore di Vicente Aleixandre
Traduzione di Francesco Tentori Montalto
