Poesia di Raymond Carver
Legno di balsa
Mio padre è ai fornelli che frigge uova
e cervello. Ma chi ha fame
stamattina? Mi sento leggero
come legno di balsa. È stata appena detta una cosa.
L'ha detta mia madre. Cos'era? Qualcosa,
ci scommetto, che riguarda i soldi. Farò la mia parte
se non mangio. Papà volge le spalle ai fornelli.
"Già sono a terra. Non mi far sprofondare di più".
La luce cola dalla finestra. Qualcuno piange.
L'ultima cosa che ricordo è la puzza
di uova e cervello bruciati. La mattinata
viene raschiata via nella spazzatura e si mischia
con le altre cose. Più tardi, lui e io
andiamo in macchina alla discarica, distante dieci miglia.
Non una parola. Gettiamo accetti e scatoloni
su un cumulo scuro. I ratti squittiscono.
Sibilano strisciando fuori da buste marce
trascinandosi sul ventre. Risaliamo in macchina
per guardare il fumo e il fuoco. Il motore è acceso.
Annuso la colla dei modellini sulle mie dita.
Lui mi guarda mentre avvicino le dita al naso.
Poi distoglie di nuovo lo sguardo, verso la città.
Vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce.
È lontano milioni di miglia. Siamo entrambi lontani
da qui eppure c'è qualcuno che piange. Già allora
cominciavo a capire com'è possibile
stare in un posto. Ma anche in un altro.
