II culto dei morti nel mondo
12 ragazzi rappresentano altrettanti popoli dei quali descrivono i rispettivi usi. Per distinguersi, basterà che essi si fregino di un segno particolare per esempio di un berretto o di una bandierina del Paese di cui sono rappresentanti.
Personaggi:
Mario, italiano, che dirige la conversazione
Li, cinese
Sumiko, giapponese
Mao-Lin, thailandese
Bongo, del Sierra Leone
Bep, della Costa d'Avorio
Ramir, egiziano -
Pedro, messicano
Cien-Fu, polinesiano
Erko. esquimese
Mario - Eccoci qui a rappresentare vari popoli del mondo. Oggi è il giorno dei morti e sappiamo tutti quanto ogni uomo della terra abbia in onore i propri defunti. Non tutti però li onorano nello stesso modo. Per farci un'idea dei vari riti in uso nel mondo, ognuno di noi parlerà dei costumi che gli sembrano più caratteristici nel proprio paese di provenienza. Cominciamo dal nostro cinese, Li.
Li - Per noi Cinesi, il giorno dei morti è piuttosto un giorno di festa che di mestizia. Secondo noi, infatti, i nostri morti continuano a vivere nelle nostre case, tanto che vi teniamo un piccolo desco apposito sul quale deponiamo ogni giorno i cibi che essi erano soliti consumare mentre erano in vita. Il giorno dei morti è tutto uno scoppio di luci. Ogni tomba viene illuminata e, siccome le tombe si trovano disseminate per tutta la campagna, questa appare punteggiata di lumi a perdita d'occhio, tanto che noi chiamiamo la festa dei morti anche la festa delle luci. In ogni casa, la ricorrenza viene festeggiata con un grande festino.
Mario - È certo bello questo vostro modo di pensare e mantenere vivo e sereno il ricordo dei vostri morti. Ora sentiamo che cosa avviene in Giappone. Ce lo dirà Sumiko.
Sumiko - I Giapponesi cercano di consolarsi per la perdita di una persona cara pensando che essa sia andata a stabilirsi in un posto dove la vita è piu lieta e tranquilla. Per conservare nei vivi questa impressione, i cimiteri vengono coltivati come veri giardini. Ve ne sono di piccoli e di grandi; se ne trovano nei pressi delle case, raccolti in grandi giardini pubblici, nei parchi, sulle colline, nei boschi. In ognuno viene conservata un'atmosfera lieta, senza lagrime e mestizia: i bambini vi giocano allegramente, mentre i vecchi, seduti sulle panchine, leggono tranquilli il loro giornale.
Mario - È veramente tipico del delicato animo giapponese questo modo di ricordare i defunti.
Vogliamo ora sentire se anche in un altro paese dell'Oriente si pensa e si agi!lce cosi. Tocca a te, Mao-lin, che rappresenti la Thailandia.
Mao-lin - l Thailandesi non hanno paura della morte. Essi sono, infatti, convinti che con la morte ha inizio una vita assai migliore. Perciò, quando in famiglia un membro viene a mancare. gli altri non solo non piangono, ma fanno festa perché sono sicuri che egli è felice. Naturalmente, il funerale viene fatto in forma solenne. Ci sono i monaci buddisti che recitano molte preghiere, c'è la lavanda del corpo, ci sono le offerte di molti doni al defunto mentre è ancora in Casa, cioè finché non si è ancora trasferito nel mondo felice dove non avrà piu bisogno di altri doni.
Mario - Davvero voi orientali avete usanze ben fastose. Chissà se fanno altrettanto gli africani.
Sentiamone i rappresentanti. Cominciamo dall'Egitto. È il tuo turno, Ramir.
Ramir - per gli Egiziani, le anime dei defunti sono destinate ad andare nell' Egitto celeste dove la loro vita si svolge su per giù come sulla terra. Il corpo, con tutti gli oggetti che gli vengono messi > accanto nella tomba, si raddoppia, in modo che, mentre uno resta nella tomba stessa,il suo fac-simile accompagna l'anima che si reca in cielo. Perciò, quanto più la tomba viene arricchita di oggetti, tanto più ricca si ritroverà l'anima nell'Egitto celeste. I parenti fanno quindi tutto il possibile per mettervi la maggior parte di gioielli e alimenti consentita dalle loro condizioni economiche.
Mario - Che cosa strana! Non riesco ad immaginare come l'anima, che è spirito, possa aver bisogno di cibi. Ma non giudichiamo: ogni usanza ha le sue ragioni e non spetta a noi discuterne.
Proseguiamo invece la nostra sfilata. Tocca a te, Bongo. Che avviene nel tuo Sierra Leone?
Bongo - Quando da noi uno muore, il suo corpo viene lavato e spalmato d'argilla bianca.
Si, bianca, perché da noi il colore del lutto non è il nero come avviene qui, ma il bianco. Poi tutta la famiglia si raccoglie intorno al cadavere e ognuno grida ad alta voce le colpe e i torti fatti al defunto mentre era in vita. Infine tutti si raccolgono per la preghiera al dio Nyewo affinché accolga l'anima nelle «candide arene del cielo », in quello cioè che voi chiamate paradiso. Come vedi, qualche somiglianza con le vostre usanze c'è.
Mario - E' vero; ci sono vari punti in comune: la lavanda del corpo, la preghiera, il cielo. Mi fa davvero piacere. Sentiamo adesso un altro africano, Gep, il rappresentante della Costa d'Avorio.
Gep - Per noi, la morte di un parente, diventa una questione grave e anche assai costosa infatti d'obbligo per la famiglia mettere nella tomba tutti i capi di vestiario possibili che, a dir vero, secondo il mio parere, sarebbe invece meglio usare per i vivi che assai spesso sono poveri e ne avrebbero bisogno. I parenti inoltre devono rasarsi la testa, gli uomini devono astenersi dal lavoro per diversi giorni, mentre le donne non possono uscir di casa almeno per una settimana. Tutto questo danneggia l'andamento della casa che diventa ancora piu povera. Nessuno però oserebbe sottrarsi a quella che è un'usanza di secoli.
Mario - Non si scherza da voi ed è davvero una cosa grave la morte di un parente nella Costa d'Avorio. Abbiamo potuto cosi constatare quanto sia pìti serena l'idea della morte in Asia che non in Africa. Dobbiamo ancora sentire la voce dell' America. Ecco qui Pedro, che rappresenta il Messico.
Pedro - Purtroppo i Messicani sono diventati fin troppo pratici e hanno trasformato i simboli della morte in pane, dolciumi, giocattoli. Mi spiego. Dovete sapere che i Messicani, almeno di nome, sono cattolici. Però le guerre. le lotte, le violenze che si sono succedute per secoli nel nostro paese e soprattutto la mancanza di sacerdoti, hanno sostituito la vera religione a molte credenze superstiziose, oppure a nessuna credenza. Cosi avviene che il 2 novembre viene bensi celebrato come il giorno dei morti, ma ai rintocchi delle campane si mescola nell'aria odor di zucchero e di vaniglia per il gran numero di dolci che riempiono i mercati. La gente cerca di celebrare il giorno dei morti evitando di pensare alla morte, cioè cantando, mangiando. bevendo e mascherandosi con ogni sorta di teschi per prenderla in giro.
Questo è molto triste. secondo me, perché quando poi la morte verrà a prender l'anima, essa non sarà preparata. davvero tanto triste.
Mario - Hai ragione. Pedro. Ma vedrai che un giorno succederà qualchecosa che aiuterà la tua gente a ritrovare la via giusta. a sperare e a non temere la morte. È ora la volta di colui che rappresenta il popolo piu progredito del mondo, gli Stati Uniti. Racconta, Peter, come si svolge un funerale nella tua modernissima New York.
Peter - Ai funerali provvedono le «Funeral Homes » cioè le case funerarie. Quando uno muore, i parenti non lo tengono in casa fino al momento del funerale. Essi telefonano subito ad una Funeral Home» che provvede a far ritirare la salma e a prepararla per l'ultimo viaggio. Dapprima il cadavere viene accuratamente lavato e profumato; gli vengono poi applicate varie cure di bellezza in modo da fargli riacquistare un aspetto ordinato e identico a quello che aveva quand'era in vita nella forma migliore; infine, viene vestito con eleganza. Quando è pronto, il morto viene deposto nella bara e i parenti e gli amici possono finalmente portargli l'ultimo saluto. Vedendolo nella sua luce migliore, possono cosi conservarne un ottimo ricordo. C'è infine il funerale secondo il rito cattolico o protestante, e poi la sepoltura nella «Forest Lawn» che è una specie di grande parco con molti alberi frondosi fra i quali sono disseminate le tombe.
Mario - Certo. queste non possono essere che le trovate di un paese moderno e ricco. Ci resta ancora da fare un salto nelle isole dei Mari del Sud. C'è qui Cien-fu della Polinesia che vuoI dire qualche cosa.
Cien-fu - Quando in Polinesia uno muore, il cadavere viene posto sopra una canoa con un remo in mano. All"ora del tramonto, la canoa viene sotterrata e poi i tamburi cominciano a rullare, per continuare tutta la notte. Il suono dei tamburi deve continuare ininterrotto perché solo cosi l'anima del defunto potrà trovare la via sicura verso« isola degli spiriti », dove arriverà verso l'alba.
Il viaggio infatti ha la durata di una notte. Quando spunta l'alba, i tamburi cessano di suonare e tutti volgono lo sguardo verso oriente: se vi compare una nuvoletta si è sicuri che l'anima è stata bene accolta nell'«isola degli spiriti »; se invece il cielo è terso e non mostra segno di nuvoletta alcuna, vuoI dire che per la povera anima le cose sono andate male: o ha smarrito il cammino, oppure non è stata ammessa nell'isola.
Mario - Che fantastico viaggetto! Una parola dobbiamo lasciarla dire anche a Erko, l'esquimese, che viene dalle fredde regioni del Polo. Poi avremo davvero terminato il nostro giro.
Erko - Gli Esquimesi, abituati come sono a vivere fra ghiacci e steppe, immaginano che il viaggio dell'anima del defunto avvenga sopra una pista scavata fra nevi eterne. Perciò quando uno muore, lo seppelliscono seduto sopra una slitta in modo da assicurargli il mezzo di trasporto adatto.
Dopo averlo sepolto, uccidono sopra la tomba una renna affinché l'anima di questa faccia compagnia a quella del morto durante il tragitto e lo aiuti nelle difficoltà del cammino.
Mario - Grazie, cari amici, per averci fatto sentire tante voci da tutto il mondo. Ci avete dato la certezza che in ogni parte della terra i morti hanno i loro riti che lasciano sperare ai vivi di ritrovarli un giorno in qualche modo. Vorrei ora aggiungere il mio pensiero di cattolico. Ascoltando le vostre voci ho trovato che molti dei vari riti si richiamano ai nostri: l'idea di un altro cielo, una vita pii! felice nell'aldilà, le preghiere, i funerali, la cura delle tombe. Una sola cosa mi pare che manchi: è la certezza assoluta di ritrovarci un giorno insieme con i nostri cari. Di questo noi possiamo essere certissimi perché abbiamo la parola di Gesù che è Dio. I vostri riti sono stati inventati da uomini che, per quanto retti, nobili e intelligenti, erano solo uomini. Dio però tiene conto delle buone intenzioni di tutti i suoi figli, anche di quelli che non l'hanno mai conosciuto. Questo è bello, tanto bello, perché ci permette di volerci bene e rispettarci anche se i nostri riti sono diversi. Uniamoci quindi tutti insieme nella preghiera e nella fiducia di rivedere un giorno in un mondo che sarà felice e non avrà fine, tutti i nostri cari.
