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sguardo
Poesia di Marino Moretti

Perché il tuo sguardo veda
salir su le pareti
penombre famigliari
e legga nei miei chiari


occhi gli oblii segreti
ecco la vecchia teda.

Accendi! I nostri vecchi
accendevano a sera
in silenzio e fors'era
dolce al lor dolce cuore
ammirare il chiarore
fumoso dei tre becchi.

Non cercar con lo sguardo
che all'improvviso lume
leggermente si vela
d'un pensiero bugiardo
lampada e paralume
candeliere e candela;

e non pensare a quelle
piccole buone fate
che a sera pendon sulle
tavole apparecchiate
e che si fanno belle
de' lor veli di tulle;

non credere allo sfarzo
dei lampadari antichi
coi loro mille intrichi
di lieti iri nel quarzo
tra un fragile lavoro
di fiori e foglie d'oro;

ma se calma tu sieda
alla tavola, ammira
ogni piccola spira
che sale dal chiarore
dei tre becchi, dal cuore
antico della teda;

e pensa che forse ogni
desiderio importuno
che piacque ai nostri sogni
se ne va con quel fumo.
e si disperde zitto
zitto lungo il soffitto.

Questa poesia è stata pubblicata per la prima volta nel volume Poesie di tutti i giorni (1910-1911), Napoli, 1911.
Di sapore vagamente pascoliano.

Il sapiente gioco delle rime, il periodare piano, composto, l'uso intelligente di termini familiari fa
di questo componimento uno dei più esemplari del Moretti.

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