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Poesie di Marino Moretti - cocomero
Poesia di Marino Moretti
Il cocomero

Il cocomero bianco rosso e verde
l'ho amato, bimbo, nei barconi quando
lo recavano in Istria a vele aperte,
assumendo il mio stesso avo il comando.
Pianta, strisciando giu per la grillaia
ti contorcevi nel mutarti in frutto,
e il bimbo ti vedeva anche dall'aia
per riportarti nella scia del flutto.
Il trabàccolo aveva la sua pena
come la maggior vela un rosso cuore:
Gesu Cristo, in due nomi: Salvatore
era l'avo e sua sposa Nazzarena.

Il cocomero allora era l'Italia
co' suoi colori bianco rosso e verde. ..
E quanto a me, tornavo ora da balia
con la coccarda bianca rossa e verde.
Oh tempi ancora strani, ancora baldi,
oh i piu bei giorni della nostra vita
quando si ricordava Garibaldi
che viene a noi con la morente Anita.
Egli è fuggiasco, egli ha tutto donato,
tutto perduto ed or la donna perde.
La donna ha sete e non le sarà dato
che un cocomero bianco rosso e verde..


Pubblicata per la prima volta ne Il giardino dei frutti (1911-1915), Napoli, 1915. Scrive il Moretti: "In questa poesia
s'accenna, con movimento ritmico popolare, al rifugio che Garibaldi in fuga da Roma nel' 49, braccato dagli austriaci; si trovò nel porto di Cesenatico dove s'imbarcava col mare in tempesta. Anita mori subito, alle Mandriole, nei pressi della pineta di Ravenna." È un tipico esempio di canto nazional popolare in cui l'autore innerva ricordi d'infanzia, e il sapore tutto patriottico di quei giorni lontani, in cui molte cose, molti aspetti della vita di ogni giorno erano visti in funzione i"edentistica. Notevole è anche l'accenno al nonno, la cui figura ritornerà, ripetendo anche i versi 11 e 12 di questo componimento.

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