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Poesia di Luigi Pirandello
Canzone di Folchetto da Marsiglia

Frammento

E pur cantando m’avvien di pensare
quel che m’ingegno cantando obliare;
e per ciò canto, che scordi il dolore
e il mal d’amore;
ma ahimè, piú canto e piú me ne sovviene,
però che al labro null’altro mi viene
che suon di pene;
ond’è, guardate, il vero, ed appar bene,
ch’io porto, o Donna, in cor l’effigie vostra,
la qual gastiga mia ragione e prostra.…

Ma già che amor mi vuol tanto onorare,
ch’entro del core mi fa voi portare,
di grazia, me’l guardate da l’ardore:
che ben maggiore
di voi timor, che non di me mi tiene.
Pensate, o Donna, il mio cor vi contiene,
se mal gli avviene,
dentro vi state, e soffrir vi conviene.
Fate però ciò ch’util vi si mostra,
guardate il cor come la casa vostra.

Da Folchetto, Roma, gennaio 1892, Traduzione di Luigi Pirandello
Poesie sparse (1890/1933)

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