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Poesia di Luigi Fiacchi
Il Toro e la Volpe

Voi, che a qualunque insulto
Di persona molesta
Vi scaldate la testa,
E fate più fracasso, e più tumulto
D'Aquilon quando sbuffa una tempesta,
E poi con tanta pena
Vi liberate appena
Dal piccol mal, che l'ire vostre accende,
Ascoltate una Volpe che pretende,
Senza ch'io pur ci metta una parola,
Di darvi esempio, e di tenervi a scuola.
Un giovili Toro ardito

Ed anco un pò superbo
D'aver gran corna e nerbo,
Un giorno fu assalito
Da certa Mosca, o alato animalelto,
Il quale Assillo è detto,
Che senza aver creanza,
O il minimo rispetto
Verso una sì gran bestia d' importanza
Se gli appiccò sul dosso
Pungendogli la carne a più non posso.
Il toro infuriato
Fremea, muggiva e si sferzava il fianco,
E rivolgea l'iralo
Corno, quasi sfidasse a mortai guerra
Qual bestia più feroce è sulla terra.
Ma che per questo? a faccia
Di cotanta minaccia
Immobile e tranquillo
Se ne stava l'Assillo.
Il toro, che si sente
Dall'insetto insolente
Punger tuttor di sue minacce ad onta,
In sì grand'ira monta,
Che infuocato, smaniante, e furibondo
Avria dato la balta a tutto il mondo.
E non sapendo allor fare altre prove
Va, fugge e non sa dove,
Varca piani e colline, e in sua malora
Fa sei miglia di corsa in men d' un' ora.
Ma pure alfin quando gli parve e piacque
D' un fiume presso ali' acque
L' insetto lo lasciò;
Onde il Toro anelante e rifinito
Sopra l'erboso lito
Le membra abbandonò.
Su quell'istessu sponda
Stavasi accosto all'onda
Una Volpe vecchissima, e decana
Di tutte l'altre Volpi del paese,
Che veggendolo in foggia così strana
Trafelato, il richiese
Onde ciò fosse. Con lena affanata,
E in tronchi accenti il Toro a lei rispose:
Una Mosca malnata
Mi fece queste .... e non potè dir cose,
Perchè madonna Volpe all'improvviso
Con un scroscio di riso
Interruppe il discorso affaticato;
Quindi gli disse: dunque in tale stato
Ridur ti lasci tu? tu animalone?
E poi da chi! da un misero Moscone,
Che non ha tanta vaglia
Da muover dal suo posto un fil di paglia?
Orsù per carità
Insegnarti vogl'io come si fa
A cacciar con pochissima fatica
La gente a noi nemica.
Guarda tra il pelo mio
Che esercito di Pulci si nasconde:
Esse qui stanno a bermi il sangue; ed io
Or or, vedrai, le mando a ber nell'onde.
Ciò detto, il muso tutto
Ficcò di fieno in un fagotto asciutto,
E dalla bassa proda
Lentamente la coda
Calò nell' acqua, e poi
Vi pose i piedi suoi,
Indi la groppa, e a poco a poco il ventre,
E le spalle, e la gola
Sì che dell' onde uscia la testa sola.
Come fa il Sole appunto,
Quando all' occaso è giunto,
Che lento lento tuffasi nel mare,
E sol fuor d'acqua un piccol lembo appare.
Le pulci nel diluvio universale
Trovandosi assai male,
Per fuggir d' affogare il caso brutto
Guadagnavan salendo il luogo asciutto.
La volpe, che sentiva il bulicame
Salito tra il pelame
Del monte più sublime della testa,
Quanto più mai potea
Nel fiume s' immergea;
E ogni Pulce dolente
Non potendo scampar diversamente,
S'affaticava a ricovrarsi almeno
Nella torre del fieno.
Quando madonna Volpe
Di ridurle al fagotto ebbe finito
Gettò 'l fieno nell' acqua, e venne al lito;
E al Toro sbalordito
Disse, volgendo tanto di groppone
Addio, non ti scordar della lezione.

Favole e Sonetti pastorali di Luigi Fiacchi detto il Casio

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