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Il Grillo, e il Coniglio
di Luigi Fiacchi

Al Signor Marchese
Giuseppe Pucci
Signor so ben che favolose spoglie
Di rivestir la verità non cura
Per presentarsi a te. Da te s'accoglie
Anche semplice e pura:
Anzi quanto più scopre il suo candore
Al tuo spirto sagace
Ella più ti contenta, e più ti piace.
Pur concedi che in questa
Storïella scherzosa io rappresenti
Qual talor l'amicizia offra vantaggio.
Agli scherzi innocenti
L' animo piega alcuna volta il Saggio.
Un certo Grillo musico eccellente,

E virtuoso di Madama Luna,
Che avea per gorgheggiare ali' aria bruna
Provvisione e patente,
Erasi fatto un bel sicuro albergo
D'un monticel sul tergo
Accanto al sotterraneo nascondiglio
Di Messer Gian Coniglio.
Intorno era una selva orrida antica.
Cui la scure nemica
Giammai non fece insulto,
Nè rapì villanello un sol virgulto.
Alle buone persone
D' amicizia è cagione
La vicinanza; e i nostri
Pacifici animali
Eran già divenuti amici tali,
Che chiamar si potean delle foreste
Il Pilade e l' Oreste.
Or mentre al fresco della notte il Grillo
Se ne stava su l'uscio spensierato
Facendo in ogni lato
Risuonar il suo trillo,
Ecco vede da lungi un fuoco ardente,
Che della selva un'angolo divora;
E al favor d'Aquilon che l'avvalora,
Rapidissimamente
Al monticel s'avanza
Dei fidi amici a minacciar la stanza;
Già volteggiar per aria a lui vicina
Annunziando ruina
Sente il fumo e le vampe, e le faville
Cadono a mille a mille
Sul praticel selvaggio,
Che serve di grand'atrio al lor villaggio.
Ei spaventato corre entro il ritiro
Del compar, che aspettando i nuovi albori
Dorme tranquillamente com' un Ghiro,
E sogna fuoco no, ma timo e fiori.
Su, grida il Grillo: destati,
Su, compare, fuggiam, che già la morte
Picchia alle nostre porte;
Se si tarda un momento. . .
Messer Coniglio sonnacchioso e lento
Si riscuote, s' allunga, e poi sbadiglia,
E con la man fregandosi le ciglia,
Che c'è? risponde. - Arde la selva: il foco
Stendesi in ogni loco:
Vedilo. - Oimè! dunque fuggiam. La coppia
Esce senz'altro dire,
E comincia a fuggire.
Ma il Coniglio parente della Lepre
Sapeva all occasione
Batter bene il taccone,
E facea di bei salti, e assai cammino:
Ed il Grillo meschino
Concludeva assai men con più fatica,
E indietro abbandonato
Preda saria restato
Della fiamma nemica.
Onde disse il Coniglio:
Sentimi; è mio consiglio
Che tu sul mio groppon monti a sedere,
E il cavallo io sarò, tu il cavaliere.
Fece il Grillo così: così gli amici
Prestandosi gli ufici
Di scambievole aita,
Uscir del bosco, e si salvar la vita.

Favole e Sonetti pastorali di Luigi Fiacchi detto il Casio

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