
Poesia di José Agustin Gytisolo
Soltanto il silenzio
Non è di notte,
nell'ombra
che avvolge la città, no, e nemmeno
nel silenzio ampio e naturale
che si stende sui campi abbandonati.
E: un'altra cosa, è
come un manto impalpabile,
è come uno sfogo
di tutte le parole che non si possono
dire, delle grida
proibite, una asfissia
che dura lunghi anni,
un sordo rumore di silenzio e di paura.
Ma dovunque tu percorra
questa terra, straniero,
non lasciarti accecare
dalle spiagge di moda,
dai canti
dei Night Clubs e dal falso
folklore che ti offrono.
Allontanati e penetra
nei riohi del fumo, nei sobborghi
di latta e compensato,
percorri i vicoli male illuminati,
i fermati nei villaggi
e chiedi, chiedi alla gente
che pensa e come vive,
qual è l'avvenire che li attende.
Potrai vedere allora
questo sipario oscuro di silenzio
che cade sui caffè e sui negozi,
nasconde le parole
che questa gente conosce
e vorrebbe gridare a perdifiato,
ma che sono proibite,
esiliate per sempre.
Straniero,
se sei amante della libertà
capirai ciò che dico:
sopra le palme e i canti, sopra il chiasso
delle strade e dei trains,
solo il silenzio impera.
Il silenzio. Lo senti?
L'aspetto forse più cupo ed angosciante della dittatura è l'atmosfera di reticenza e di paura che soffoca nel silenzio la vita di moltissimi Spagnoli. Il poeta invita gli stranieri che vanno ad ammirare le bellezze della sua terra a non fermarsi alla superficie che offre stupendi paesaggi e una vitalità artificiosa ed apparente, ma a cercare di comprendere la realtà spagnola nella vita di tutti i giorni e soprattutto negli occhi muti e nel pianto nascosto di quanti non si sentono liberi nella loro patria.
