Poesia di Giovanni Pascoli
Nella macchia
Errai nell'oblio della valle
tra ciuffi di stipe fiorite,
tra querce rigonfie di galle;
errai nella macchia più sola,
per dove tra foglie marcite
spuntava l'azzurra viola;
errai per i botri solinghi:
la cincia vedeva dai pini:
sbuffava i suoi piccoli ringhi
argentini.
lo siedo invisibile e solo
tra monti e foreste: la sera
non freme d'un grido, d'un volo.
lo siedo invisibile e fosco;
ma un cantico di capinera
si leva dal tacito bosco.
E il cantico all'ombre segrete
per dove invisibile io siedo,
con voce di flauto ripete,
Io ti vedo?
Unico conforto del Pascoli, angosciato sempre per le tragiche vicende della sua famiglia, è la natura, la quale sente come madre dolcissima. Ad essa egli si rivolge come a un rifugio; e la natura suscitain lui sensazioni infinite ed indefinite: voci che provengono dalle cose, richiami, ricordi, analogie. Suoi compagni divengono la rondine, la cincia, la capinera, il chiù, i fiori di vitalba, il bosco: la vita della natura tutta vive in lui, e volentieri ad essa egli si abbandona. E gli piace non soltanto contemplare la natura, ma anche penetrarvi dentro, confondersi in quel verde, in quella vita non conosciuta ai più, vivere al su contatto.
