
Poesia di Giosuè Carducci
Dal «ca ira»
Lieto su i colli di Borgogna splende
e in val di Marna a le vendemmie il sole:
il riposato suoI piccardo attende
l'aratro che l'inviti a nuova prole.
Ma il falcetto su l'uve iroso scende
come una scure, e par che sangue còle:
nel rosso vespro l'arator protende
l'occhio vago a le terre inculte e sole,
ed il pungolo vibra in su i mugghianti
quasi che l'asta palleggiasse, e afferra
la stiva urlando : Avanti, Francia, avanti!
Stride l'aratro in solchi aspri: la terra
fuma: l'aria oscurata è di montanti
fantasimi che cercano la guerra.
Ca ira, significa « ciò andrà », cioè andrà avanti. Era il ritornello di una canzone popolare che i giacobini (cosl erano chiamati i rivoluzionari francesi piu ardenti di tendenza repubblicana) cantavano al tempo della Rivoluzione.
Il Carducci diede questo titolo a dodici sonetti, ne; quali coglie i momenti piu drammatici di quel terribile periodo di storia, che segnava non solo una tappa nella storia della Francia, ma una svolta decisiva nel cammino dell' umanità.
Questo è il sonetto che apre la serie: il popolo francese ha deciso di difendere le conquiste della Rivoluzione, contro le potenze straniere che minacciano di invadere la Francia per restaurare l'antico regime monarchico.
Il contadino, intento al lavoro dei campi, non pensa ai buoi e all' aratro; pensa alla guerra, perché sente in pericolo la patria e le conquiste democratiche della rivoluzione.
