
Pasquinata
di Gabriele D'Annunzio
Farmacopòla, inalza il caduceo
su questa guerra, ohibò, senza coraggio
e senza sangue. Il gonfalon selvaggio
è la camicia sudicia di Meo.
Vocia ai sedenti il despoto plebeo
pitico il ciuffo, panico il linguaggio:
«Bipedi obliqui, il mondo è mio retaggio».
E ai lurchi in suo latino: «Hic est Leo.
O fame di Lamagna, laus deo.
Crea nel deserto d'Attila il mio raggio
la manna del promettitor ebreo.
Per mercatar l'Agnello galileo,
o sete di Lamagna, il beveraggio
t' offero con la spugna del giudeo.
Mi consacra romeo
Roma, e conclama: Innovi il prode Anselmo.
Prolunghi il braccio corto di Guglielmo»,
Su l'acciaio dell'elmo
ti gocciola il pennello d'imbianchino.
Dai di bianco all'umano et al divino.
Picca apparì Quirino,
tu ci appari, Godàn della Promessa,
sotto la specie della Pennellessa.
1938
