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Poesie di Diego Valeri
Poesia di Diego Valeri

Un vento

Un bel giorno, dentro la gola
d'un monte incappato di neve,
o a piè d'una quercia, la sola
in mezzo al campo, o attorno a una pievel
di sperduto villaggio, o nel fondo
dell'ultima città del mondo,

un bel giorno, non si sa dove,
non si sa come, si leva un vento
che dappertutto pare di altrove,
che squilla campanelli d'argento
come un angelo di annunciazione,
poi ride e piange come un buffone;


che rompe d'azzurro il cielo grigio
e fa sospirare la dura zolla;
che spande un senso di prodigio
come al suo nascere un'acqua di polla;
che semina speranze nei cuori
trafitti dai sette dolori...

È il vento di marzo bambino,
che, nato appena, già corre via,
come un estroso puledrino,
lasciandosi dietro una scia
di luce di suono di festa:
e l'uomo triste rialza la testa.

C'è nell'aria quella promessa
d'un domani più lieto, quel lume
di domani. Con voce sommessa
sotto i ponti canticchia il fiume;
gli alberi nudi come croci
metton gemme e piccole voci;

il passero riveste il suo oro
e saltella sui rami dorati;
la lucertola spunta da un foro
.del muro con occhi sgranati,
il lombrico si torce e si stira
come un serpente... E la terra gira.

Ecco, la terra riprende a girare
dopo il gran sonno di nebbia e di gelo.
Con le sue nuvole scure e chiare
intorno a lei si gira il cielo.
Ogni cosa ha il suo movimento.
E tutto questo è l'effetto di un vento.


Dove nasce la primavera? E chi la annuncia? E in quali modi? Pare che il Poeta si proponga di rispondere a queste suggestive domande che potrebbero essere sulle labbra ingenue di un fanciullo che spalanchi i suoi occhi sul mondo, nel quale awerte i misteriosi presagi di una nuova stagione. Il discorso è essenziale e preciso e guida anche noi a scoprire i primi timidi indizi della nuova stagione ormai vicina, pronta a rivestire del suo sole e del suo verde, e delle sue voci la campagna fino a ieri inerte e muta. E come si annunzia la primavera nelle grandi città?

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