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Poesia di Czeslaw Milosz 
Preghiera

Sotto i novanta e sempre con le speranza
Che dirò, esprimerò, mi libererò.
Se non di fronte agli uomini, almeno di fronte a Te,
Che mia hai nutrito di miele e assenzio.
Mi vergogno, perché sono obbligato a credere, che mai hai guidato e protetto,
Come se per te lo meritassi.
Ero simile a coloro che stavano nei lager e legando a croce due rami di pino,
Mormoravano ad esse sulle brande nelle baracche di notte.
Ti ho fatto una richiesta egoista e Tu l’hai accolta
Solo perché potessi vedere quanto era irragionevole.
Ma quando preso dalla compassione per gli altri, supplicavo per un miracolo,
I cieli e la terra rimanevano in silenzio, come sempre.
Moralmente sospetto perché credevo in Te,
Ammiravo non credenti per la loro schietta tenacità.
Che ballerino sono di fronte alla tua Maestà,
Se consideravo la religione buona per i deboli, come me?
Il più anomalo della classe di padre Chomski,
Già allora meditavo sul turbine vorticoso della predestinazione.
Ora spegni lentamente i miei cinque sensi,
E sono un vecchio uomo che giace nelle tenebre.
Consegnato a questo che mi tormentava,
Correvo avanti nel comporre versi.
Liberami dalle colpe vere e presunte,
Dammi la certezza che faticavo per la Tua gloria.
Nell’ora della mia agonia rimanimi accanto con la tua sofferenza,
Che non può salvare il mondo dal dolore.

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