Poesia di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi
Migrando
Quando, o pastore, a' culmini biancheggi
ottobre e i tordi calino ai ginepri,
tu i pascoli saluti ove le lepri
danzano e aduni le tue sparse greggi.
Un mattino, su l'aia, in tra i castagni
già soffusi di un primo ombreggiar d'oro,
un carro appronti ed un cavaI imbrigli;
entro quel poni, del tuo cane a' lagni,
quanto t'avanza modico tesoro
di grano, e i rami e gli umili giacigli,
e al colmo adagi i piccoletti figli.
E vai ... e un pianger di randagia squilla
su le tue greggi e lor cammino oscilla,
che al destin par de la tua vita, echeggi.
In questa ballata malinconica il Poeta esprime la sua simpatia per il pastore, il quale alle prime pennellate di neve sui monti, quando i tordi migrano verso i paesi più caldi, carica sul carro quel po' di grano che ha, la sua povera suppellettile e i figliuoli, e si pone in cammino cullato dal suono di pianto d'una squilla lontana che pare lo segua e s'accordi al suo triste destino.
