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Poesia di Carlo Vallini
Il teschio fiorito

E mi ricondussi al pensiero
l'imagine d'un cimitero
abbandonato e romito
cinto di voli e di stridi
a primavera: ov'io vidi
un teschio umano fiorito.
...(omissis) ...
Un teschio umano era quello
che m' irrideva: ripieno
tutto oramai di terreno
dov' era stato il cervello:
e come da un vaso di fiori,
a render più tragico e buffo
quel misero avanzo, un gran ciuffo
d'erba ne usciva di fuori
con tal furore, che mosso
parea da quei resti carnosi
per compiere l'apoteosi
pazzesca d'un paradosso.
In quel sorriso supremo
di scherno eterno ben era
visibile quasi la vera
parola che mai non sapremo.

Ch' io creda alla favola trista
del vivere e del morire,
se il Tutto, dato che esista,
si può chiamar Divenire?
Tutto è la grande parola
che sbalordisce e consola
l'anima sciocca e fanciulla.
Tutto è materia ed è vuoto.
Tutto vuoI dire anche Nulla,
Tutto vuoI dire l'immenso
precipitare dei mondi
celesti verso l'ignoto.
Tutto è rinchiuso nel senso
dell' essere: è quello che vedi
e che non vedi, che credi
e che non credi: è pur quello
che già ti tese un tranello
col farti nascere: e appare
l'eterno mistificatore
nel fare crescere un fiore
e nel far muovere il mare.
Quale sarà la mia sorte
novella dopo la morte?
In quali forme viventi
d'insetti o di chicchi di grano,
o d'altro che viva o non viva,
si trasformerà la passiva
carcassa dell' essere umano?
O forse accadrà ch'io diventi,
se il caso mi toglie all' oblìo,
la cosa che soffre ed ha un io,
quella più vana che esista
nell'Universo, la trista
cosa che chiede perdono,
la cosa umana ch'io sono?
Destino! La libertà 
con cui ci deprimi e bistratti 
prova che tu non ci tratti 
in abito di società!
Tu vedi: ho appena vent'anni 
e il mondo non mi diverte, 
sebbene non posi da Werther 
ucciso dai disinganni; 
ho una discreta memoria
e quasi sempre appetito
non mi tortura il prurito
di un' inafferrabile gloria.

Che cosa, dunque, di meglio
che rendere un uomo felice?
Eppur qualche cosa mi dice
che potrei stare assai meglio.
Ho il benedettissimo vizio
di non creder ciò che si vede,
da uomo di poco giudizio.
Aggiungi che a volte non posso
capir le più semplici cose,
né credere che le' cose,
basti pensarle all'ingrosso.
Queste stranezze m'han fatto
un posatore ed un orso,
che non sa fare un discorso
e finge d'esser distratto.
«Se non sei nemmeno giocondo
prima dell' esperienza -
m'han detto -a che la presenza
della tua faccia nel mondo?»

O Terra, a te m'abbandono
dopo la morte: di me
fa ciò che credi, fuorché
rifarmi quello che sono.

da Un giorno

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