Poesia di Attilio Bertolucci
Il capanno
Il capanno
Strida il violino di Springher nella notte italiana
e guidi noi che camminiamo stretti
e ciechi sotto la volta dei lecci intrecciati. Il mare
non è lontano se le nostre labbra
unendosi ne sentono il sale: questo
è il giorno in cui la prima volta
ci siamo dati del tu, ci siamo uniti.
Un altro tempo comincia per me per te usciti d'improvviso
al chiaro della luna, all'ultimo affaticarsi amaramente gioioso
di una generazione destinata a immolarsi per una causa
ingiusta.
È il '33, anno di bonaccia
per la gioventù dell'Italia in cui viviamo
da estranei coinvolti: chi ha finito il liceo
se non ha
scelto di liberarsi subito del corso
allievi ufficiali di complemento, se appartiene
a una famiglia agiata trascorre
almeno un mese in una delle spiagge
allineanti pattìni e capanni, ombrelloni e tende,
lungo le coste che segnano la penisola...
Gli innamorati sono soli al mondo, ma forse
non siamo soltanto noi due
che ci abbracciamo ancora, se pure
siamo entrati in Viale Morin
rischiarato da lampade pazienti
e rade, ad aver scelto
il bozzolo dorato e sonoro
della relazione amorosa per sottrarci
alla sordida e trionfale routine della vita collettiva.
Dai pennoni dei bagni eleganti sbattono e s'afflosciano,
mentre il mare s'ingrossa, bandierine
che hanno i colori delle nazioni, il rosso e blu
di France la douce, il rosso e il bianco
dell'Inghilterra amata... Il nostro tricolore
ci sta come un parente povero, ravviato e lindo,
incredulo di esistere. Il violino
che s'era taciuto riprende
perché la notte non deve finire: "Man
from the south -with a bigcigar in bis mouth". Ti riaccompagno
a casa, ma sei tu la più forte,
tu che hai ceduto, amazzone insanguinata e tranquilla.
L'adolescenza di A. non può morire così in un sottobosco
di pini,
il patto di restarle fedele non è stato tradito. N. forse
se ne rende conto ma accetta: la mattina seguente
queste parole contengono tanto
accumulo di tempo quanto la didascalìa d'un film muto
è sveglia presto per la voce di lui
che torbida e allegra trapassa la barriera
verderigata della portafinestra
mischiando sangue all'oro obliquo del sole.
N. risponde con il tu appena appreso:
la famiglia deve sapere; deve sapere tutto,
prendere atto della sua irrevocabile scelta. Lo fa
con il suo understatement e la sua forza
di giovane donna, ormai, anche contro di lui
che la vuole jeune fille a vita.
Le ha portato, scrivendovi il suo nome e il luogo e l'anno,
il Joumal di Katherine Mansfield nella traduzione francese
che reca un ritratto della scrittrice con la frangetta
sul volto grave, le labbra serrate nello sforzo di vivere.
La Nuova Zelanda non è lontana dalla Nuova Galles del Sud
dove N. è nata da padre italiano,
da madre australiana di ascendenza irlandese e A. vuole
che ci sia qualche filo fra le due espatriate,
l'una e l'altra di corti capelli, di pelle bruna,
di non facile integrazione in questa
Europa senza verande sbiancate da soli innocenti. Il libro
non sarà tutto di N. che fra qualche giorno,
letto a metà, macchiato sulla copertina arricciata
dall'olio di noce uscito dalla boccetta malchiusa,
testimonianza negli anni a venire
d'un'estate defunta... Ma ancora ronzante oggi
del piccolo aereo pubblicitario
che trascina nel cielo violetto della sera -
sui distesi nella sabbia in quest'ora
data a serve e bambini insonnoliti a quieti amanti
un aquilone in fuga e perdizione verso l'occidente già freddo.
Viene un'altra notte serena... Ho tempo
di sentirla crescere fuori e dentro di me !
sdraiato nella chaise longue sotto la vite spruzzata I
di verderame, dai grani acerbi. Il bersò
non è illuminato - non ho voluto - lo è
fervidamente la cucina in cui N.
Iha un compito d'aiuto a madre e domestica.
È un interno di infinita e remota dolcezza, rotto
a tratti da voci discrete, da parole qui incomprensibili.
Sono a ventidue anni il fidanzato
d'una ragazza di ventuno, compagna di scuola:
scelta ardente e forse giudiziosa...
Bisogna accettare le zanzare se si vuole che poi
grilli e rane affrettino con iterazione demente
i riti della notte terrestre ,
che prende jodio dal mare.
N. sa che alla piccola
commedia famigliare, ai lamponi ,
voluti acquistare per pietà del disceso
dall'Appennino sulla spiaggia impudica
con sentore di monte,
alla finta stanchezza delle gambe piegate
sotto il tavolo in marmo (che qui si usa
largamente a contrasto
con la schiettezza dei legni e degli umili intonaci)
succederà, nel luogo destinato, l'amore.
Sa che mentre mia madre si distrugge per non
arrivare all'età dei capelli bianchi e delle nonne giovani,
deve accogliermi fra le braccia, deve
salvarmi dai vuoti che mi si preparano intorno. Deve
lasciare che il mio seme si perda,
lei già pronta
a generare e allevare.
Il libeccio tortura l'arenile disertato da tutti
non da N. e da A.
che stanno quieti, o sembra, sul terrazzino sopraelevato
del capanno: lei le gambe lunghe esposte
al vento e agli spruzzi, lui
appoggiato alla porticina chiusa, il capo
che sfiora la chiave arrugginita erosa dal salmastro.
A. ricorda che questa sera sarà dedicata a un film,
non c'è molto da scegliere
con due sale di proiezione in tutto (ma càpita
che arrivino insperate pellicole poi
destinate all'autunno in città, con prime ~
piogge e primi spettatori rientrati in gran smania.
di ricominciare da capo mantenendo l'abbronzatura
il più a lungo possibile). E non vuole
che questo giorno sbiancato e torvo trascorra
senza che si compiano i riti dell'amore,
le carezza la schiena nuda quanto
concede il jantzen nero, di lana. Allora,
perché non profittare del capanno verde
e stremato, della chiave molesta ma come utile
in questa circostanza, in questa occasione stringente? È voluta
entrare prima lei, scavalcandolo,
lasciandolo solo, pare a lui un secolo,
in aspettativa (o vedetta?). E' nuda
come non l'ha mai veduta, i segni
del costume sul seno piccolo, sulle reni.
Così l'accoglie, dolce e fermo
porto di pace, mentre
Il libeccIo aumentando d intensità incanutisce
di spruzzi le tamerici incurvate.
e guidi noi che camminiamo stretti
e ciechi sotto la volta dei lecci intrecciati. Il mare
non è lontano se le nostre labbra
unendosi ne sentono il sale: questo
è il giorno in cui la prima volta
ci siamo dati del tu, ci siamo uniti.
Un altro tempo comincia per me per te usciti d'improvviso
al chiaro della luna, all'ultimo affaticarsi amaramente gioioso
di una generazione destinata a immolarsi per una causa
ingiusta.
È il '33, anno di bonaccia
per la gioventù dell'Italia in cui viviamo
da estranei coinvolti: chi ha finito il liceo
se non ha
scelto di liberarsi subito del corso
allievi ufficiali di complemento, se appartiene
a una famiglia agiata trascorre
almeno un mese in una delle spiagge
allineanti pattìni e capanni, ombrelloni e tende,
lungo le coste che segnano la penisola...
Gli innamorati sono soli al mondo, ma forse
non siamo soltanto noi due
che ci abbracciamo ancora, se pure
siamo entrati in Viale Morin
rischiarato da lampade pazienti
e rade, ad aver scelto
il bozzolo dorato e sonoro
della relazione amorosa per sottrarci
alla sordida e trionfale routine della vita collettiva.
Dai pennoni dei bagni eleganti sbattono e s'afflosciano,
mentre il mare s'ingrossa, bandierine
che hanno i colori delle nazioni, il rosso e blu
di France la douce, il rosso e il bianco
dell'Inghilterra amata... Il nostro tricolore
ci sta come un parente povero, ravviato e lindo,
incredulo di esistere. Il violino
che s'era taciuto riprende
perché la notte non deve finire: "Man
from the south -with a bigcigar in bis mouth". Ti riaccompagno
a casa, ma sei tu la più forte,
tu che hai ceduto, amazzone insanguinata e tranquilla.
L'adolescenza di A. non può morire così in un sottobosco
di pini,
il patto di restarle fedele non è stato tradito. N. forse
se ne rende conto ma accetta: la mattina seguente
queste parole contengono tanto
accumulo di tempo quanto la didascalìa d'un film muto
è sveglia presto per la voce di lui
che torbida e allegra trapassa la barriera
verderigata della portafinestra
mischiando sangue all'oro obliquo del sole.
N. risponde con il tu appena appreso:
la famiglia deve sapere; deve sapere tutto,
prendere atto della sua irrevocabile scelta. Lo fa
con il suo understatement e la sua forza
di giovane donna, ormai, anche contro di lui
che la vuole jeune fille a vita.
Le ha portato, scrivendovi il suo nome e il luogo e l'anno,
il Joumal di Katherine Mansfield nella traduzione francese
che reca un ritratto della scrittrice con la frangetta
sul volto grave, le labbra serrate nello sforzo di vivere.
La Nuova Zelanda non è lontana dalla Nuova Galles del Sud
dove N. è nata da padre italiano,
da madre australiana di ascendenza irlandese e A. vuole
che ci sia qualche filo fra le due espatriate,
l'una e l'altra di corti capelli, di pelle bruna,
di non facile integrazione in questa
Europa senza verande sbiancate da soli innocenti. Il libro
non sarà tutto di N. che fra qualche giorno,
letto a metà, macchiato sulla copertina arricciata
dall'olio di noce uscito dalla boccetta malchiusa,
testimonianza negli anni a venire
d'un'estate defunta... Ma ancora ronzante oggi
del piccolo aereo pubblicitario
che trascina nel cielo violetto della sera -
sui distesi nella sabbia in quest'ora
data a serve e bambini insonnoliti a quieti amanti
un aquilone in fuga e perdizione verso l'occidente già freddo.
Viene un'altra notte serena... Ho tempo
di sentirla crescere fuori e dentro di me !
sdraiato nella chaise longue sotto la vite spruzzata I
di verderame, dai grani acerbi. Il bersò
non è illuminato - non ho voluto - lo è
fervidamente la cucina in cui N.
Iha un compito d'aiuto a madre e domestica.
È un interno di infinita e remota dolcezza, rotto
a tratti da voci discrete, da parole qui incomprensibili.
Sono a ventidue anni il fidanzato
d'una ragazza di ventuno, compagna di scuola:
scelta ardente e forse giudiziosa...
Bisogna accettare le zanzare se si vuole che poi
grilli e rane affrettino con iterazione demente
i riti della notte terrestre ,
che prende jodio dal mare.
N. sa che alla piccola
commedia famigliare, ai lamponi ,
voluti acquistare per pietà del disceso
dall'Appennino sulla spiaggia impudica
con sentore di monte,
alla finta stanchezza delle gambe piegate
sotto il tavolo in marmo (che qui si usa
largamente a contrasto
con la schiettezza dei legni e degli umili intonaci)
succederà, nel luogo destinato, l'amore.
Sa che mentre mia madre si distrugge per non
arrivare all'età dei capelli bianchi e delle nonne giovani,
deve accogliermi fra le braccia, deve
salvarmi dai vuoti che mi si preparano intorno. Deve
lasciare che il mio seme si perda,
lei già pronta
a generare e allevare.
Il libeccio tortura l'arenile disertato da tutti
non da N. e da A.
che stanno quieti, o sembra, sul terrazzino sopraelevato
del capanno: lei le gambe lunghe esposte
al vento e agli spruzzi, lui
appoggiato alla porticina chiusa, il capo
che sfiora la chiave arrugginita erosa dal salmastro.
A. ricorda che questa sera sarà dedicata a un film,
non c'è molto da scegliere
con due sale di proiezione in tutto (ma càpita
che arrivino insperate pellicole poi
destinate all'autunno in città, con prime ~
piogge e primi spettatori rientrati in gran smania.
di ricominciare da capo mantenendo l'abbronzatura
il più a lungo possibile). E non vuole
che questo giorno sbiancato e torvo trascorra
senza che si compiano i riti dell'amore,
le carezza la schiena nuda quanto
concede il jantzen nero, di lana. Allora,
perché non profittare del capanno verde
e stremato, della chiave molesta ma come utile
in questa circostanza, in questa occasione stringente? È voluta
entrare prima lei, scavalcandolo,
lasciandolo solo, pare a lui un secolo,
in aspettativa (o vedetta?). E' nuda
come non l'ha mai veduta, i segni
del costume sul seno piccolo, sulle reni.
Così l'accoglie, dolce e fermo
porto di pace, mentre
Il libeccIo aumentando d intensità incanutisce
di spruzzi le tamerici incurvate.
