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 Poesia di Tony Basili
Un uomo così

Abito nel paese di Babbo Natale,
E ne son contento, ma non ne faccio parte,
ché preferisco restar su queste carte
con cui spero di non andare troppo male,
ché mi è tornata quella che ispirazione,
chiamano tutti, che per me è un’emozione.

Stupore ed emozione a ritrovar dei testi
proprio vicino, in questa mia scansia,
che tengo a Roma, ossia in casa mia,
che trattano di poesia e di contesti
che mi riportano a questa scrittura
un pò pedestre, e ripresa per ventura.

Certo son testi un po' trapassati,
che non s’adattano ai tempi d’oggi,
però mi sollecitan perché ci sfoggi
un po' d’orgoglio coi miei cumulati
anni, che a sentirne parlar, dicon vuoti,
ma per me, non è così se ben lo noti.

A quest’età che la mente s’è stancata,
e si parla solo di qualche malattia,
io non so com’è, sono per questa via,
a goder dell’orto e d’una zappata,
e ad affrontare pure certi temi
di cui però tratteggio i soli schemi.

E se non tengo a scriverne in dettaglio,
mi alleno però un po' a girargli intorno,
ma il nocciolo sta là, è come un corno,
che mi risuona a dirmi ch’è uno sbaglio
chè questa idea che non so com’è arrivata
non deve sentirsi delusa e abbandonata,

Ché allora si ritrarrebbe tra la nebbia,
come pure m’è capitato, d’una visione,
che m’è apparsa e poi pe’ uno svarione,
s’è ritratta e sparita, come una trebbia,
che tutti sapevan cos’era, ma è sparita
e solo per folklore la ritrovi allestita.

Dunque mi faccio coraggio a dire questo:
che cosa? Non so proprio come iniziare,
chè una tempesta m’ha colto e in alto mare,
m’ha riportato la barca, e così resto
a cercare in mezzo all’onde qualche segno
che mi faccia di quel che penso un disegno.

Le guerre, i casini di ogni giorno
che infiammano da sempre questa terra
m’han convinto che questo è senza ritorno:
c’è un istinto bestiale che il cuor ci serra
e non bastano le regole e le leggi
per mantenerci tranquilli, le sbeffeggi.

Questo fa l’uomo, un essere posticcio,
sempre pronto a fregar chi gli è vicino
e la fratellanza di esseri è un lumicino
che lui è così, fatto per far l’impiccio,
e sai perché? Ora te l’abbozzo
un’analisi, come sempre in modo rozzo.

E sì che ci eravamo con Darwin illusi
per l’idea della decantata evoluzione
di essere avanzati in ogni generazione,
pur essendo alle scimmie ancor confusi,
ma se pure migliorata la condizione,
escon le tare della prima operazione.

Ché in natura, ben lo vedi che niente muta
e le scimmie sono sempre nella gabbia,
ma da queste veniamo e la modificazione
ha scombinato il senno e la rabbia
che non c’era nel regno animale
nell’uomo, che n’è uscito, fa del male.

Da scimmie che eravamo naturali
in un parco, dove esseri evoluti
giungevano e se ne stavano compiaciuti
a rifornirsi di cose per loro essenziali,
specie d’oro che scavan nelle caverne
per mille e mill’anni nelle ere eterne

E usavan questa terra come miniera,
loro dei, e lavoravano allo scavo,
ma pure amavano tanto la riviera
da pensar di fornirsi di qualche schiavo,
sì da prendere una scimmia bella forte,
umanizzandola, è così la nostra sorte.

E’così che l’uomo fu creato
derivandone dalla scimmia la natura,
ma si sa che il cambiamento elaborato
ha leso profondamente la struttura
della scimmia, che nell’Eden era verginale
e l’uomo così derivato ci sta male.

8.12.25

 

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