Poesia di Alessandro Parronchi
Alla figlia
Il mondo a cui da poco hai aperto gli occhi
non è, piccina mia, quale vorrei
che fosse... E tu, non guardarlo così,
come se - troppo presto! - lo capissi.
Capirai... Ma ora, piccola., richiamami
il poco sangue nelle vene, il poco
e debole volere: in un sussulto
delle tue mani tutto può rinascere.
Se non creo quel domani più giocondo
che per te spero, o ultima venuta,
da me saprai che ciò che vale al mondo
a suscitarlo è il cuore che non muta.
(Da Coraggio di vivere, 1967)
Uno dei quadri di soave intimità non estranei al Parronchi che cerca di cancellare in palpiti vitali la sua aridità delusa: e qui la speranza, è negli occhi di una piccina che si schiude alla vita, miracolo che impone di credere in un domani più giocondo e all'illusione che tutto può rinascere.
Alessandro Parronchi ( Firenze 1914, Firenze 2007 ) ha compiuto studi classici laureandosi nel 1938 in storia dell'arte. Collaboratore di giornali e riviste, legato alla cultura ermetica fiorentina, ha pubblicato il suo primo libro di versi nel 1941: I giorni sensibili. Noto come critico militante e esperto di arte rinascimentale (interventi su «Paragone ») e moderna (Nomi della pittura italiana contemporanea, 1944,. Artisti toscani del primo Novecento, 1958), è stato anche traduttore di poeti simbolisti francesi. Ha insegna all'Istituto Statale d'Arte di Firenze ed è stato professore incaricato di storia
dell' arte al Magistero di Urbino.
