Pasquinate celebri
Benedetto XIII (1724-1730)
CXXIV.
Pel mal governo
Coscia l'iniquo l'empio, l'assassino
Che le sostanze altrui vende all'incanto!
Dice Begliuga; il Papa no, ch'è Santo.
Santo un corno! risponde Corradino.
Far vescovo ogni frate malandrino,
Voler sempre Fregone o Coscia accanto,
E non curando della Chiesa il pianto,
Vendere i suoi tesori a un viI quattrino.
E lasciar che quel Fini scellerato
Della malizia sua sen vada altero,
Dopo avere un fanciullo...
Cose elle son che i Santi mai non fem,
Un castigo di Dio ben egli è stato.
CXXV.
Contro la corte ed il governo.
Coscia, Fini, Fregon, Prato e Pizzella
E cent' altri negrissimi stregoni,
S'erano uniti a guisa di ladroni,
Di Pietro a depredar la navicella.
La diletta del ciel, inclita e bella
Sposa di Cristo, l'alte sue ragioni
Conculcate piangea: del rio Negroni
Temea Roma l'orribile procella.
Quando mosso a pietà l'almo Sovrano,
Che risplende nel Ciel di sè contento,
Amò l'invitta sua vindice mano.
Riempò Coscia di duolo e di spavento,
Fugò l'iniquo stuol del Vaticano,
Scosse Roma il suo giogo in un momento.
Perchè i romani non facevano vendetta.
Figli della viltà, perchè perdete
li tempo a vendicar le vostre offese
Contro Coscia, Fregoni e Genovese
Or che il sostegno lor morto vedete?
Perchè l'iniqua turba non prendete,
Con ferri, con bastoni e faci accese,
E il livor, che a ciascun feste palese,
Nel sangue lor bestial non estinguete?
Ah figli! chè la legge ancor v'addita
Ad abbracciare il colpo a un'istess'ora
E a privar gli empi di robba e di vita.
Che s'essi vi rnandaro alla malora
Vuole il dover (non è opinion prescita)
Che per le vostre man moiano ancora.
CXXVII.
E che diavolo fate, mattacchioni,
Con questo gran fracasso di sassate
Contro le porte, i muri e vetriate,
E contro tutti i poveri balconi?
E' questa una vendetta da coglioni .
Oltreggiare le cose inanimate:
Contro color quest'ira rivoltate
Che v'hanno oppressi con tante estorsioni.
Eh che questo bel tempo piangerete
Quando i Beneventan saran fuggiti
Ed allora sfogarvi non potrete.
Su gittatevi tutti da banditi,
Ed alle stragi le mani ponete,
Per non restar cornuti e poi scherniti.
CXXVllI.
Perchè siano cacciati i ladroni.
Pater tu fosti, e disprezzasti il noster,
Eppur soffrimmo: oh Dio, qui es in coelis
Sol di Samno avesti il santificetur.
Che per porre in ludibrio il nomen tuum
Cercava sol d'assicurar l'adveniat;
E benchè a sacco andasse il regnum tuum,
Nulla curava, anzi diceva: fiato
Giacchè fu il suo voler voluntas tua.
Ma sappi che luogo sicut in coelo
Per te non fu, per lui non è et in terra.
Egli cacciò da noi il panem nostrum
E ci fa penuriar quotidianum,
E invan chieder ci vale e dir: da no bis,
Rendi le sacre spoglie oggi, et dimitte
Che se parte salvò l'Angelo nobis
Altiero chiede egli debita nostra.
Ma indarno, e speriamo che sicut et nos
Il successor ricuserò il dimittimus
Ed "esigendo il fio da' debitoribus
Perdonar poi saprà ai tumulti nostris,
Perchè diremo sempre: Padre, et ne nos
Ad atti più violenti alfine inducas.
Nè creder ciò a te dirsi in tentationein,
Che un pastor simile a te bramiamo, sed
Da governo tuo pari libera nos,
Che meglio fora essere oppresso a malo:
ameno
CXXIX.
Lo stupore del cav. Coscia per la sua morte.
Piangeva Coscia il miserello, in letto
Dal male oppresso con suo gran strapazzo,
Con tal dolor che sopra il materasso
Girarsi non poteva il poveretto.
Quando da un suo ruffiano gli fu detto:
«E' morto il papa!» Al che rispose:
«Come esser può che stato sia sì pazzo
Di morir senza me fra Benedetto?
«Eppur nè più nè men giammai non fè
Da quel che appunto io gli solea ordinare
E mi obbedia come vassallo al re.
«Ah il male avvien perch io non posso andare
Dove egli giace, che ti giuro affè
Morto ancora, a mio modo avria da fare.»
CXXX.
Per il successore.
Quell' assassin di Coscia ha alfin finito
li sangue di succiar de' poverelli.
Di vender mitre ed inventar Cappelli
Per saziar di libidine il prurito.
E quel figlio di sbirro ermafrodito
Persecutor di vergini e orfanelli
Con la razzaccia indegna de' fratelli,
Ruffian di Coscia e Fini, pur ha finito.
Finito di vedersi in Vaticano
Le dame andar vestite d'abatino
Da un vescovo guidate o da un ruffiano,
Roma ti prega, o Dio, con capo chino,
Che le concedi un buon pastor romano,
Ma non sia tanto buon come fu Orsino.
