C'è la fame dei deserti, dei paesi senz'acqua, e senza risorsa, dei popoli primitivi che il progresso non ha ancora raggiunto, c'è la fame in Asia, in Africa, nel'America latina,
Ma c'è anche la fame nelle grandi città, nei paesi industrializzati, tra i popoli piu ricchi,
Nella stessa metropoli basta spesso spostarsi dall'uno all'altro quartiere per passare da un mondo all'altro: dai frigoriferi, dai televisori, dalle lavatrici si passa ai materassi stesi per terra, alle stanze senza riscaldamento, ai pochi mobili dati in pegno al Monte di Pietà per poter offrire qualcosa da mangiare ai bambini,
E' questo il tema di una breve poesia inglese che ha il sapore di un rapido affresco: quella mamma che piange, quel bimbo steso per terra, quel padre angosciato, sembrano i personaggi di un presepio moderno.
Un presepio senza la musica dolce dei pastori, senza la figura mansueta degli animali domestici, ancora piu aspro, piu spoglio di quello di Betlemme,
Poesia di C. Day Lewis
Taci, piccino,
Taci , piccino
la tua culla è data in pegno:
non v'è coltri per coprirti
freddo e desolato,
Le stelle nel vivido cielo
guardano in basso e son mute
davanti all'Erede dei secoli
che dorme in un tugurio
Fischiano le sirene,
oh, ch'egli non oda;
quando il piccino ha fame
è meglio non si svegli,
Tua madre piange,
tuo padre ha il sussidio:
due scellini la settimana
è il prezzo d'un'anima .
Taci , piccino
la tua culla è data in pegno:
non v'è coltri per coprirti
freddo e desolato,
Le stelle nel vivido cielo
guardano in basso e son mute
davanti all'Erede dei secoli
che dorme in un tugurio
Fischiano le sirene,
oh, ch'egli non oda;
quando il piccino ha fame
è meglio non si svegli,
Tua madre piange,
tuo padre ha il sussidio:
due scellini la settimana
è il prezzo d'un'anima .
Poesia di James Weldon Johnson
La creazione
E Dio s'avanzò nello spazio,
guardò intorno e disse:
«Son solo»...
Mi farò un mondo .
E per quanto poteva vedere l'occhio divino
le tenebre rivestivano ogni cosa,
più nere di cento mezzenotti
in una palude di cipressi.
Allora Dio sorrise
e la luce irruppe,
le tenebre si arrotolarono da un Iato
e dall'altro la luce risplendé.
E Dio disse: «Va bene!"
Poi Dio stese la mano e afferrò la luce,
l'arrotolò nelle palme
fino a che il sole fu creato
e collocato a splendere nei cieli.
E la luce rimasta dopo fatto il sole
Dio raccolse in una palla splendente
e la lanciò contro le tenebre,
adornando la notte con la luna e le stelle.
Poi fra
tenebre e luce
scagliò il mondo.
Dio disse: Va bene!
Poi Dio s'avanzò...
Il sole era alla sua destra
e la luna alla sua sinistra;
e le stelle ammassate sulla testa,
e la terra sotto i piedi.
E Dio camminò e dove s'appoggiava
suoi passi scavavano le valli
e v'incurvavano sopra le montagne.
Poi si fermò a guardare, e vide
a terra sterile e infocata
e Dio s'incamminò sull'orlo del mondo
e vi sputò; sette mari;
batté le palpebre e il lampo balenò;
batté le mani e il tuono rimbombò,
caddero l'acque sulla terra,
e fresche acque caddero.
Allora germogliò l'erba verde,
e i fiorellini rossi sbocciarono,
l'abete puntò il suo dito al cielo,
e la quercia tese le sue braccia,
s'accoccolarono i laghi nelle buche,
fiumi discesero nel mare;
e Dio sorrise di nuovo,
Allora apparve l'arcobaleno
che gli si ravvolse sulle spalle.
Poi Dio alzò il braccio e agitò la sua mano
sul mare e sulla terra,
e disse: Crescete e moltiplicate!
E prima che Dio abbassasse la mano,
pesci e volatili,
bestie e uccelli,
popolarono i fiumi e i mari,
vagarono per le foreste e i boschi,
l'aria fenderon con le loro ali.
E Dio disse: Va bene!
Allora Dio passeggiò in giro
e intorno guardò
tutto quello che aveva creato.
Guardò il suo sole
e guardò la sua luna,
guardò le piccole stelle;
e il suo mondo guardò
con tutte le creature viventi
e Dio disse: Sono ancora solo.
Allora Dio s'assise
sul fianco d'una collina;
presso un immenso fiume profondo s'assise;
con la testa fra le mani
Dio pensò e ripensò
fino a che disse: Mi farò un uomo!
Da un letto di fiume
prese un pugno d'argilla;
e s'inginocchiò sulla sponda
e lì il gran Dio Onnipotente
che aveva illuminato il sole
e Io aveva fissato nel cielo,
che aveva scagliato le stelle
nel più lontano angolo della notte,
che arrotondato aveva la terra nelle sue mani;
questo gran Dio,
come una mamma china sul suo bambino,
s'inginocchiò nella polvere
a lavorare un pezzo d'argilla
finché lo formò a sua somiglianza;
poi soffiò in lui il fiato della vita,
e l'uomo cominciò a vivere.
Amen. Amen.
James Weldon Johnson (1871-1938), già segretario dell'Associazione Nazionale per Il Progresso della gente di colore e professore all'Università di Fisk (U.S.A.), ha dedicato gran parte della sua vita a favore d'un più umano incontro tra uomini negri e uomini bianchi.
Poesia di F. Manescalchi
Lo scacciatore
C'era una volta un cacciatore
che sparava a tutte l'ore.
Sparava ai passeri, ai fringuelli,
ai tordi e agli altri uccelli.
Ma siccome sparava male,
non colpiva neppure un cinghiale.
Quando sparava con mossa lesta,
per la selvaggina era una gran festa.
Chi gli volava sulla doppietta
e cinguettava qualche arietta.
Chi gli saltava vicino al naso,
tanto lui sparava a caso!
Casi lo gente di buon cuore
gli assegnò il diploma di Scaccìatore.
Lo Scacciatore primo assoluto,
che non uccideva neppure un pennuto.
Poesia di M. A. Pranteddu
Zolfanello
lo sono zolfanello,
piccoletto e birichino,
nella casa a luci spente
faccio sempre capolino.
Indispensabile in cucina;
il fumatore mando in bestia
quando mi bagno la testa.
San di grande utilità
finché sono nel cassetto;
sono bravo, son mansueto
ma se acceso tu mi butti
posso fare scherzi brutti.
Questo è il fiammifero
Questo è il fiammifero
che distrusse un 'intera foresta.
Questa è una foglia f
che prese fuoco dal fiammifero
che distrusse l'intera foresta.
Questo è il ramo che fu bruciato dalla foglia,
che prese fuoco dal fiammifero
che distrusse l'intera foresta.
Questo è il cespuglio
che prese fuoco dal ramo,
che fu bruciato dalla foglia,
che prese fuoco dal fiammifero
che distrusse l'intera foresta.
Questi erano gli alberi
che furono bruciati dal fuoco,
che incendiò il cespuglio,
che prese fuoco dal ramo,
che fu bruciato dalla foglia,
che prese fuoco dal fiammifero
che distrusse l'intera foresta.
Poesia di Voltolini
Le fiamme del bosco
Le fiamme del bosco
son gioco
di mille faville
lucenti,
ardenti,
festanti,
frizzanti
calore e colore.
Poesia di C. Vanni
Il cacciatore
Ho visto stamattina un cacciatore,
e ho sentito una punta in fondo al cuore
pensando ai tordi, ai merli, ai passerini,
alle lepri, alle starne, ai beccaccini...
E ho sperato: vorrei che inutilmente
andasse a caccia, senza prenier niente.
Stasera il cacciatore è ritornato
col fucile a tracolla e accaldato;
e ha detto brontolando: - Giornataccia!
Proprio per nulla sono andato a caccia.
C'era una bella lepre, e m'é sfuggita.
Tirai su una beccaccia... ed é sparita.
lo l'ho ascoltato, e ho saputo tacere;
ma, in fondo al cuore, ho riso: oh, che piacere!
Poesia di T. Romei Correggi
Gentilezza
Gentilezza è quella fata
dalla voce delicata,
sempre dolce e sorridente
e con tutti compiacente.
Dice grazie a chicchessia
che le usi cortesia;
e se chiede qualche cosa,
quella fata assai graziosa,
dice sempre: - Per favore.....
e si fa davvero onore.
Gentilezza è una virtù:
bimba, imparala anche .tu.
Poesia Di A. Gabrielli
Vanità
Il Girasole disse un giorno al Sole:
Vedi? Son come te!
Ogni petalo è un raggio, e le viole
s'inchinano ai miei piedi, come a un re!
Tu guardi gli orizzonti, e anch'io li guardo;
io pure, come te, risplendo ed ardo!
Si tacque il Sole. Ma il fiore morì,
e il Sole, lo sapete, è ancora lì.
Poesia di L. Carelli
Superbia e umiltà
L'albero dalla cima superba
grande nel mezzo del prato,
guardava sdegnosamente
i piccoli fili d'erba
che gli stavano al piede.
Era come fra la gente
dei poveri, un signore potente.
Venne il vento. L'assalto diede
all'albero e all'erba.
Giacque l'albero col tronco spezzato.
Ma quando il vento tacque
i piccoli fili d'erba
risero ancora sul prato.
Poesia di A. Pietrasanta
Il galateo dei piccini
Se qualcosa vuoi avere
devi dire «per piacere ».
Il piccin gentile e buono
dice «grazie» ad ogni dono;
se gli chiedono un favore
lo fa tosto e di buon cuore,
e saluta per benino
con la voce e con l'inchino.
Non fa scherzi con la mano
che son scherzi da villano;
non si mette il dito in bocca
e il nasino non si tocca.
E' pulito e ben ravviato
tiene l'abito ordinato;
usa dir mattma e sera
al Signor la sua preghiera.
Poesia di E. Berni
La pigrizia
La pigrizia andò al mercato
ed un cavolo comprò.
mezzogiorno era suonato
quando a casa ritornò.
Cercò l’ acqua, accese il fuoco
si sedette e riposò.
Ed intanto, a poco a poco,
anche il sole tramontò.
Così, persa ormai la lena,
sola al buio ella restò
ed al letto senza cena
la meschina se ne andò.
Poesia di M. Comassi
L'ombra
C'era un bambino
che rideva al sole,
mentre coglieva
un mazzolin di viole.
c'era un uccelletto
Il vicino
che lieto
cinguettava
nel mattino.
Ma venne un monellaccio,
scuro in viso;
e il piccino
perse il 'suo sorriso,
perchè il monello gli strappò di mano
le sue violette,
da lui difese invano.
Anche l'uccello
smise di cantare
e là nell'ombra
si mise a pigolare.
Poesia di E. Alboret
Manca un ponte
Manca un ponte tra i cuori...
Se questo ponte ci fosse
gli uomini si scambierebbero i segreti,
i pensieri lieti,
il sorriso e il perdono...
...fanciullo
costruisci con le tue mani,
senza travi,
questo ponte d'oro.
Poesia di G. Ugolini
Prudenza
C'è un bimbo che giuoca,
un'auto che corre.
Il bimbo che giuoca
insegue la palla:
per l'auto che corre
frenata veloce.
Prudenza ci vuole,
bambino che giuochi!
Poesia di A. Astronucina
Sapete perchè?
Sapete perchè il vigile?
ieri punì quel tale?
Percè della via libera
non aspettò il segnale.
Si osserv nel semaforo
il rosso, il verde e il giallo;
rosso vuol dir pericolo,
attraversare è un fallo.
Giallo vuol dire: Fermati,
non puoi più transitare!
Il verde dice: Muoviti,
ora puoi attraversare!.
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