Questi versi, scritti nel 1920, concludono i Canti anonimi (1922),
Rebora è ancora lontano dalla conversione, ma già in questa poesia si avverte una certa tensione religiosa
Dall'immagine tesa
Vigilo l'istante
Con imminenza di attesa
E non aspetto nessuno:
Nell'ombra accesa
Spio il campanello
Che lmpercettibile spande
Un polline di suono
E non aspetto nessuno:
Fra quattro mura
Stupefatte di spazio
Più che un deserto
Non aspetto nessuno:
Ma deve venire,
Verrà, se resisto
A sbocciare non visto,
Verrà d'improvviso,
Quando meno l'avverto:
Verrà quasi perdono
Di quanto fa morire,
Verrà a farmi certo
Del suo e mio tesoro,
Verrà come ristoro
..Delle mie e sue pene,
Verrà, forse già viene
Il suo bisbiglio.
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