
Pasquinate famose
La satira di Pasquino
In nessun paese la satira ha avuto tanta parte nella vita pubblica, ed è stata tanto briosa e piccante, quanto nella Roma papale dal secolo XV in poi.
Ministri della pubblicità furono due avanzi dell'arte antica, Pasquino e Marforio;
il primo, un torso di statua, orribilmente mutilato, frammento di un gruppo, l'altro, una figura rappresentante una divinità fluviale.
Ordinariamente è Pasquino che parla; spesso fan dialogo fra loro con botte e risposte mordaci: Pasquino però è stato sempre, diremo, così: l'albo pretorio, ove le satire venivano di notte tempo affisse.
E' ignoto che cosa rappresentasse il gruppo, di cui faceva parte il torso, venuto poi in celebrità col nome di Pasquino.
Senza dubbio servì di ornamento allo Stadio di Domiziano, ch'è l'odierna piazza Navona.
Quel torso rimase per molto tempo giacente in terra presso il luogo ove sta attualmente,. e siccome era sol in parte sotterrato, serviva come di ponte ai passanti per schivare l'acqua e le pozzanghere.
Il cardinale Oliviero Caraffa, il quale abitava nel palazzo Orsini, demolito un secolo fa per fabbricare nel suo luogo il palazzo Braschi, nel 1501 lo fece alzare e collocare sopra un basamento.
Fu verso quell'epoca che assunse il nome di Pasquino, attribuitogli in contemplazione di un sarto così chiamato, molto spiritoso e satirico, il quale aveva bottega nelle vicinanze.
La statua di Marforio stava da tempo antichissimo dinanzi al Carcere Mamertin o noto comunemente oggi come Carcere di San Pietro, presso lo sbocco della via di Marforio sul Foro Romano;
Si è molto disputato intorno all'origine della sua denominazione; e sono state emesse infinite congetture.
Finalmente Gregorovius è riuscito a scovare un documento, nel quale si fa menzione di un Nardo Marfoli della contrada di S. Adriano, sepolto nella chiesa di Aracoeli nel 1452.
Ora, essendo la chiesa di S. Adriano prossima al Carcere Ma m ertino, è lecito ritenere che da una casa della famiglia Marfolio presso cui stasse la statua suddetta, venisse a questa dato il nome di Marfolio e poi per corruzione Marforio; il qual nome in seguito è stato attribuito alla strada.
Sisto V fece togliere la statua da quel luogo, e trasportarla in Campidoglio.
Una volta Pasquino corse un serio pericolo. Il papa Adriano VI, buon prete, piissimo, studioso e dotto, ma avverso alle belle arti e non adatto alle cure di governo, aveva costumi semplicissimi, era nemico del fasto e della corruzione, ed avrebbe voluto riportar la società alle virtù dei primi tempi-cristiani. l romani dei tempi artistici e corrottisimi dei Borgia, di Giulio Il e di Leone X lo esecravano di tutto cuore, e facevano piovere satire riboccanti di contumelie e di vituperi contro di lui.
Egli se ne affliggeva immensamente; ed un giorno gli attacchi eccessivi di Pasquino lo inasprirono tanto, che venne nella risoluzione di far gettare nel Tevere quel sasso maligno.
Il duca di Sessa lo salvò col far riflettere al papa che anche nel fondo del fiume avrebbe continuato a gracchiare come le rane.
L'ufficio di Pasquino e di Marforio, come unici rappresentanti, benchè clandestini dell'opinione pubblica in una città dove ogni libertà era trucemente compressa dalla polizia e dal Sant'Uffizio, è mirabilmente caratterizzato dal Gregorovius nel libro XIII della Storia di Roma nel Medio Evo.
Parlando di Pasquino, egli si esprime nei seguenti termini: « Quel gruppo di marmo era perito durante la «barbarie, ma poi rivisse in modo mirabile, battezzato «col nome di Pasquino; e fu Democrito di Roma, genio «dal riso sardonico, amico delle muse
e satirico, «impavido interprete di verità e di libertà, oracolo «sibillino e coraggioso campione, che lotta contro ogni «maniera di pubblica e di privata barbarie ;
A questo «modo trasse vita in Roma una letteratura epigrammatica «dall'arguzia spesso così mordente, che avrebbe destato «il plauso perfino degli antichi satirici: e quel genere di «Pasquinate venne, innesto romano, in grandissimo fiore «anche in altri paesi, come fu in Germania,durante la «Riforma, ai tempi dell'Hutten.
In corso poi dei tempi «posteriori, quando il popolo non osò più di far sentire «in pubblico la sua voce, il discorso vivace di Pasquino «non ammutolii: Il suo cicaleccio seguì le vicende degli «avvenimenti della storia universale; nè oggi tace, nè «tacerà fin tanto che la sua figura di marmo sarà per «durare.
Ed essa è la favorita della città di Roma, che «la vigila con pietosa cura: suo rappresentante, e ultimo «e immortale tribuna del suo popolo.
Ed in proposito di Marforio: La figura rappresenta «una divinità fluviale, che forse era sorta nel foro di «Augusto; ma la satira romana anche ad essa,dopo il «secolo decimosesto, pose in bocca motti epigrammatici, «e così il Marforio divenne il fratello gemello di «Pasquino. Entrambi incominciarono a conversare fra di «loro, l'uno dai ruderi del Campidoglio, l'altro da quelli «dello Stadio di Domiziano.
E in tal guisa due statue «mutilate dell'antichità furono i rappresentanti «dell'opinione pubblica di Roma, e colla licenza che si «consente alle maschere staffilarono perfino i pontefici e «il loro governo.
Dissero ciò che niun uomo vivo osava «di dire; e al colloquio, arguto di quelle due strane figure «antiche
si restrinse in Roma, dal secolo decimosesto «fino alla caduta del dominio temporale dei Papi, la «libertà che altrimenti si rivela nei discorsi parlamentari
«e nella stampa.; »
Quei due loquaci blocchi di marmo, che, oltre di aver sindacato incessantemente gli atti dei papi e dei cardinali e flagellato crudelmente la lor vita e la lor memoria, alla morte di ogni papa e durante ogni conclave avevano vomitato fiumi di veleno, finchè un governo, ch 'era la negazione di ogni libertà, vietava le manifestazioni del pensiero,
rimasero muti alla morte di Pio IX, avvenuta in un tempo in cui al regime del Sant'Uffizio e degli sgherri era succeduto in Roma un governo libero e civile.
Questo fenomeno ha suggerito a David Silvagni una savissima riflessione.
« Nessun onesto cristiano, egli dice nella sua opera La Corte e la Società Romana nei secoli XVIII e XIX, nessun onesto cristiano che ai nostri tempi (pur tanto bestemmiati dai preti) ha visto scender nella tomba Pio IX, che regnò 32 anni in tempi pieni di fatti meravigliosi e di cui questo Pontefice fu gran parte, nè sempre la sostenne da pio, prudente, generoso ed incolpevole principe, niun cristiano,
dico, potrebbe immaginare che alla morte dei papi Roma piombasse in tanta anarchia, e la memoria del papa spento fosse cosi esecrata!
Eppure allora i papi avevano quel potere temporale che doveva porli al sicuro da ogni offesa!
La vera libertà della chiesa fù riacquistata dalla Santa Sede quel giorno 20 di settembre 1870, in cui il Papa si dichiarò prigioniero nel Vaticano.
E' vero che più non ebbe (come dice la satira) corde, fruste, ergastoli e galere, che stettero per secoli a sua disposizione, ma ebbe a scudo validissimo l'ossequio, la reverenza e quell'odiata libertà di stampa, che non fece più desiderare a nessuno la stampa clandestina, la satira procace, la pasquinata temeraria, e l'ingiuria occulta, indecente, infame.
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