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Mercoledì
23 Maggio
2012    
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Tra cotesti arrabbiati presepianti - Tradizioni di Natale

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 « Tra cotesti arrabbiati presepianti» -



Fin da ragazzo ho sempre costruito un presepietto con minuscoli pupazzi di terracotta. Ma molti anni or sorio ebbi la ventura di comprare uno scarabattolo di veri e superbi pastori settecenteschi. Era quasi la fine di dicembre. Smonto dal mobile i pastori e costruisco in un angolo fra due lunghe pareti un grosso presepe con una bella taverna, un tempio, e colonne ed archi romani. Ma i pastori erano pochi. Comperai altri dieci, poi venti e poi le pecore, le vacche e così, man mano ed in diversi periodi, incominciai la processione di altre figure e graziosi accessori; minuti panierini con frotta, cestini con pesci modellati in cera, piccole botti e barilotti e tinozze per la cantina e gabbiette con uccelli ecc.
Cercavo ogni anno di arricchire il corredo e gli accessori della cantina, della beccheria, del tempio con gli angeli alati del Sammartino, che sono una vera gioia di perfezione e di gusto, la mandria delle pecore, delle vacche, delle capre con il superbo guardiano, un pastore caratteristico del Triloque, robusto e piantato come una quercia, che comperai una bottega di rigattiere in via Tribunali.
Se dovessI raccontare le ansie per la ricerca di questI minuscoli e preziosi oggetti, potrei fare una di quelle lunghe parlate napoletane, ricche di colore e di aneddoti. ...
Nel libro di viaggi di un domenicano parigino, il Labat, v'è una descrizione esatta sui presepi napoletani.
Il Labat scrive: «Nei presepi si finge che a Bethlemme, nel giorno in cui doveva nascere Gesù, fosse indetta una fiera: vi vediamo costruite le botteghe di commercianti, di librai, carovane di mercanti di bestiame, danzatori, sonatori di cornamuse, studenti, tagliaborse.
Più abbondario i vari tipi, più il presepe è laudato».

E difatti, ho compreso pienamente questa verità, una mattina aI mercato di Sora.
Mi trovai completamente nel primo piano di un presepe napoletano. lo vidi quegli uomini, quell.e donne, quegli zingari che somigliavano ai miei pastori, in una folla compatta di torelli bianchi, nervosi, febbrili ed impazienti, di cavalli, di asini, fra un vociare assordante; venditori e compratori che contrattavano maliziosamente e sgusciavano fra quell'intreccio dicarri, di tende e animali; e bestemmiare, sorridere, acciuffarsi e riappaciarsi, parlottare maliziosamente nell' orecchio o gridare come tanti dannati e correre, venire, aprire il muso degli animali, per far vedere i denti e l'età e poi lisciarli con soddisfazione sul dorso, sulla groppa ed indi mettersi in una posa di vittoria, per attendere, direi quasi, il compiacimento e l'approvazione del compratore. ...

Dopo l'esempio dei regnanti e dell'aristocrazia, era naturale che i grassi borghesi si abbandonassero con frenesia a questa nuova moda.
Abbiamo molte notizie intorno a questi presepi, alcuni insigni per numero e qualità di pastori, altri famosi per la costruzione del paesaggio e delle case, altri per la ricchezza delle particolarità ed accessori.

Quello che davvero impressiona è la gara continua ed instancabile tra cotesti arrabbiati presepianti, che con pazienza e ricerche e mutamenti cercavano di superarsi l'un l'altro.
Si può facilmente intendere, dunque, come tra costoro non mancassero delle gare.
Nel 1709 un ricco prelato superò tutti i suoi competitori, costruendo un presepe in un intero palazzo.
Nelle varie stanze suonavano orchestrine.
L'allestimento scenico stordiva per la ricchezza dei particolari.
Naturalmente queste competizioni determinavano sempre nuovi miglioramenti.
Ma il presepio ebbe la sua decadenza nel Regno di Ferdinando IV.
Gli animi nbnavevano la calma per dedicarsi pacificamente ai pastori.
Ad un osservatore superficiale sembrerà che le nostre affermazioni siano erronee. .

Ma il sintomo evidente della decadenza è la stasi, l'uniformità; poiché in questi presepi dell'Ottocento vediamo gli stessi paesaggi, gli stessi quadri che abbiamo diverse volte ammirati nelle rappresentazioni presepiali del periodo aureo. ...
Il  presepe di Francesco Marotta fu molto ammirato per una magnifica «gloria» di angeli e per la perfezione degli strumenti musicali.
Fu donato alla chiesa di Donnaromita. Un altro costruito in casa Perrone, incantava per

l'eccellenza. dei pastori,. l'accuratezza dei particolari e le magnifiche prospettive. Un altro, diretto del De Fazio, che in origine apparteneva alla famiglia De Giorgio, veniva ogni anno montato nella sua casa in via Toledo ed occupava tutte le camere. Si racconta che il duca di Maddaloni si recò più volte ad ammirarlo.
Vi si vedeva nell'alto della capanna una discesa d'angioli che era di meravigliosa fattura, e di sotto al paesaggio una caverna, un pandemonio di vivo fuoco, con gli spiriti infernali, che si graffiavano, si accapigliavano, davano il capo nella roccia, temendo di dover chiudere bottega.
Quell'inferno era la delizia del popolino; ma fu dimesso per il troppo fracasso che vi faceva la marmaglia, e vi si pose la visitazione dei Magi, i quali arrivano in carrozzoni dorati.

Potrei citare altri presepi, ed altri collezionisti: la superba e selezionata collezione del Marchese Luigi Giusso, la famosissima raccolta dell'avv. Perrone, i superbi pastori di Padre Agresti.
E fermarmi potrei lungamente sul ricco e magnifico presepe che il Marchese Gatti Farina con tanta cura, ha costruito in un apposito ambiente poco discosto
dalla sua villa e che è continuamente visitato ed ammirato.
Altra collezione notevole è quella del Cav. Tartaglia ricca di pregiatissimi esemplari. La collezione di Don Marino Scuotto, e la magnifica raccolta, accuratamente disposta, del Cavaliere Catello, il più intelligente e noto
conoscitore di pastori. (Guardascione 1934)

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