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17 Maggio
2012    
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Racconto di Natale di Jerome David Salinger - La vecchia Phoebe

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Buon_Natale_2
Racconto Natale -
di Jerome David Salinger
-
La vecchia Phoebe -



Holden Caulfield viene espulso dal « college » per il suo scarso rendimento scolastico.
Il giovane
ritorna a New York ma non ha il coraggio di presentarsi a casa, vaga per la città una
notte
e un giorno, e poi, preso dal desideri di rivedere la sorellina e di ritrovare un aggancio con
lafamiglia (è anche a corto di quattrini), la sera entra di nascosto in casa e siferma a parlare
con Phoebe (pron. febe), in camera sua.
Le pagine che seguono sono la storia del colloquio fra i due fratelli. Phoebe, una bambina di
dieci anni, ha l'aria di essere perfettamente in grado di controllare la situazione, Holden invece
è a tratti confuso e anche commosso. Il linguaggio con cui i due fratelli comunicano, carico
di allusioni e di iperboli «inciampando in dieci milioni di secchi dell'immondizia»), è
comune a tutta una generazione di giovani americani e accentua, in questa situazione, l'intesa
particolare di due ragazzi, opponendoli al mondo degli adulti.
Una_bambina_di_Ben_Shahn


Avreste dovuto vederla. Stava seduta proprio in mezzo al letto, fuori delle coperte, con le gambe incrociate come una buddista . Stava sentendo la musica. E fantastica, Phoebe.
Vieni, - le dissi. -Ti va di ballare?  Era ancora piccolissima quando le avevo insegnato a ballare; e via discorrendo. Era un'ottima ballerina. Voglio dire, io le avevo insegnato solo qualche cosa.
Lei aveva
imparato quasi tutto da sola. Insegnare a ballare sul serio a qualcuno è impdssibile.
Tu hai le scarpe, - disse lei.
Me le tolgo. Vieni.
Saltò letteralmente giù dal letto, aspettò che mi togliessi le scarpe e poi ballammo per un po'.
E proprio brava, accidenti. Non mi piace la gente
che balla coi bambini, perché il più delle volte è uno spettacolo tremendo.
Voglio dire, se sei a un ristorante e vedi qualche vecchio che porta la sua bambina sulla pista.
Di solito la ragazzina balla di peste ed è uno
spettacolo tremendo, ma io con Phoebe non ballo mai in pubblico né niente. Lo facciamo solo a casa, per scherzo. E con lei è diverso, ad ogni
modo, perché sa ballare. Ti segue in tutto quello che fai. Se la tieni ben stretta, voglio dire, perché così non conta se hai le gambe più lunghe deÌle sue. Lei ti viene dietro.
Puoi fare i passi incrociati, o certi tuffi da
bullo, perfino un po' di jitterbug , e lei ti viene dietro benissimo. Puoi  fare persino il tango, Dio santissimo!
Facemmo quattro balli o giù di li. Tra un ballo e l'altro lei è buffissima.
Resta ferma in posizione. Non vuole nemmeno parlare, niente.
Bisogna
restare tutt'e due in posizione e aspettare che l'orchestra riattacchi. E fantastica, proprio. Non devi nemmeno ridere, niente!
Ad ogni modo, facemmo quei quattro balli e poi spensi la radio. La vecchia Phoebe tornò a saltare sul letto e s'infilò sotto le coperte. -Sto migliorando, vero? - mi domandò.
Eccome! -dissi io. Mi sedetti un'altra volta sul letto vicino a lei.
Avevo un po' d'affanno. Fumavo come uh turco  e quasi non avevo più fiato.
Lei non aveva nemmeno un po' d'affanno.

Sentimi la fronte, - mi disse tutt'a un tratto.
Perché?
 Sentimela. Una volta sola, su.
Gliela toccai. Però non sentii proprio niente.
Scotta molto? - disse.
No. Dovrebbe scottare?
SÌ; la faccio scottare io. Sentimela ancora.
La toccai ancora, ma anche stavolta non sentii niente, però le dissi: - Mi pare che cominci, adesso Non volevo proprio che le venisse un maledetto complesso d'inferiorità.
Lei fece di sÌ con la testa. - Posso farla andare molto pii! su del termonetro .
Termometro. Chi te l'ha detto?
E stata Alice Holmborg a farmi vedere come si fa. Si incrociano le gambe e si trattiene il respiro e si pensa a una cosa molto calda, proprio caldissima. Un termosifone o una cosa così.
Allora la fronte ti diventa
così bollente che puoi scottare la mano di una persona.
Mi lasciò secco. Tirai via la mano dalla sua fronte come se stessi correndo un pericolo mortale.  Grazie d'avermelo detto, - esclamai.
Oh, la tua non l'avrei scottata. Avrei smesso prima che diventasse troppo... Sttt! - Poi, con una sveltezza incredibile, balzò a sedere sul letto.
Quando fece così mi spaventò a morte. - Che ti piglia? - dissi.
La porta di casa! - disse in un concitato bisbiglio. -Sono loro!
Balzai su di scatto e corsi a spengere la luce sulla scrivania. Poi schiacciai la sigaretta contro la suola e  me la misi in tasca. Poi sventolai l'aria come un forsennato per disperdere il fumo - non avrei dovuto fumare, Dio santissimo! Poi afferrai le scarpe, mi infilai nel ripostiglio e chiusi la porta.
Ragazzi, il cuore mi batteva come un tamburo.
Sentii mia madre che entrava' nella camera.
Phoebe? - disse. - Smettiamola, adesso. Ho visto la luce, signorina.


Salve! - sentii che diceva la vecchia Phoebe. - Non riuscivo a dormire. Ti sei divertita?
Moltissimo, - disse mia madre, ma era chiaro che non era vero..
Non ci prova mai molto gusto, quando va fuori. -Si può sàpere perché sei sveglia? Stai abbastanza calda?
Sì che sto calda. E solo che non riuscivo a dormire.


Phoebe, hai fumato una sigaretta qua dentro? Fammi il piacere di dire la verità, signorina.»
Cosa? - disse la vecchia Phoebe.
Mi hai sentita
Ne ho soltanto accesa una per un attimo. Ci ho dato soltanto una boccata. Poi l'ho buttata dalla finestra.
Si può sapere perché? -
Non potevo dormire.
Non mi piace, Phoebe. Non mi piace affatto, - disse mia madre.
Vuoi un'altra coperta?
No, grazie. 'Notte, - disse la vecchia Phoebe. Stava cercando di liberarsi di lei, si capiva benissimo.
Sentii mia madre uscire e chiudere la porta. Aspettai un paio di minuti. Poi uscii dal ripostiglio.
E piombai in pieno addosso alla vecchia
Phoebe, perché era buio pesto e lei era scesa dal letto per venire ad avvertirmi.
Ti ho fatto male dissi,  Bisognava bisbigliare, adesso, perché erano tutti e due a casa.
Devo .. filarmela, - dissi. Trovai nel buio l'orlo
del letto, mi sedetti e cominciai a mettermi le scarpe. Ero alquanto nervoso.
Non lo nego.
Non andartene adesso, - bisbigliò Phoebe. Aspetta che dormano!
No. Adesso. Adesso è il momento migliore, - dissi. - Lei sarà in bagno e papà aprirà la radio per il notiziario e compagnia bella. Adesso è il momento migliore -
Quasi non riuscivo ad allacciarmi le stringhe,
con quel maledetto nervosismo che mi era preso. Non che se mi avessero colto lì a casa mi avrebbero ammazzato o chi sa che, ma sarebbe stato
molto spiacevole con quel che segue. - Dove diavolo sei? - dissi alla vecchia Phoebe.
Era così buio che non riuscivo a vederla.

Qui -.Stava in piedi proprio vicino a me. Non la vedevo nemmeno.
Ho quelle maledette valige alla stazione,  dissi. -Sta' a sentire,
Phoebe. Hai un po' di soldi tu? lo sono praticamente a terra.
Solo quelli di Natale. Per i regali eccetera. Non ho ancora fatto nessuna spesa. .
Oh!  Non volevo portare via i soldi di Natale.
Ne vuoi un po'? disse.
Non voglio portarti - via i soldi di Natale.
Posso prestartene un po', -disse lei. Poi sentii che andava alla scrivania di D. B:, apriva un milione di cassetti e tastava con la mano.

Pareva di star nella pece, il buio che c'era nella stanza, - Se te ne vai, non vieni a vedermi recitare disse. La sua voce aveva un tono strano, quando disse così.
Ma sì che vengo. Non me ne vado prima della tua recita. Credi che voglia perderla? - dissi. Probabilmente va a finire che starò a casa del professor Antolini fin verso giovedì sera. Poi verrò a casa. Se mi è possibile ti telefono.
Tieni, - disse la vecchia Phoebe. Stava cercando di darmi i soldi, ma non riusciva a trovare la mia mano. Dove?
Mi mise i soldi in mano.
Ehi, non mi occorre tanto, - dissi. - Dammi solo due dollari, bastano.
Senza scherzi, tieni - Cercai di ridarglieli, ma lei non volle prenderli.
Puoi tenerli tutti. Poi me li ridai. Portali alla recita.
Quant'è, Dio santo?
Otto dollari e ottantacinque cents . Sessantacinque cents. Ho speso qualcosa.
Allora, tutt'a un tratto, mi misi a piangere. Non potevo trattenermi.
Piangevo in modo da non farmi sentire, ma piangevo.
La vecchia Phoebe
si prese uno spavento da morire, quando mi misi a piangere e mi venne vicino e cercò di farmi smettere, ma quando uno comincia non può mica smettere di punto in bianco, accidenti!
Stavo ancora seduto sull'orlo del
letto, quando cominciai, e lei mi mise il braccio intorno al collo, e anch'io l'abbracciai, però non riuscii a smettere per un bel pezzo.
Pensai che
stavo per morire soffocato o giù di lì. Ragazzi, che spavento si prese la vecchia Phoebe! Quella maledetta finestra era aperta eccetera eccetera, e io sentivo che Phoebe stava tremando tutta, perché addosso non aveva che il pigiama.
Cercai di farla tornare a letto, ma lei niente. Alla fine
smisi, ma mi ci volle proprio un sacco di tempo. Allora finii di abbottonarmi il soprabito e tutto quanto.
Le dissi che mi sarei tenuto in con
tatto con lei. Lei mi disse che potevo dormire con lei, se volevo, ma io dissi dì no, che facevo meglio a filarmela, che il professor Antolini mi stava aspettando e compagnia bella. Poi tirai fuori dalla tasca del soprabito il mio berretto da cacciatore e glielo diedi. A lei piacciono quèi cappelli matti.
Non lo voleva, ma glielo feci prendere per forza. Scommetto
che ha dormito con quel berretto in testa. I cappelli così le piacciono da morire. Poi le dissi uri'altra volta che se mi fosse stato possibile le avrei telefonato e andai via.

Uscire di casa fu estremamente più facile, di quanto  era stato entrare chi sa perche.
Tanto per.. cominciare, non me ne importava: quasi più
niente se mi pescavano.
Davvero. Pensai che se mi pescavano amen.

Quasi lo desideravo, in un certo senso.
Invece di prendere l'ascensore, feci tutte le scale. fin giù. Le scale di servizio. Per poco non mi rompevo il collo, inciampando in circa dieci milioni di secchi dell'immondizia, ma uscii magnificamente. Il ragazzo dell'ascensore non mi vide nemmeno.

Racconto di Natale di Jerome David Salinger - La vecchia Phoebe
 

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